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TUTTOTURISMO

Santa Vittoria in Matenano, «paese bellissimo»

8 gennaio 2009

Nelle Marche, a circa 35 chilometri da Ascoli Piceno, ho visto Santa Vittoria in Matenano: un paese bellissimo, di impianto medievale, che di tale periodo conserva intatti i colori delle case, l’atmosfera singolarmente semplice anche se trasuda cultura, ma cultura saggia che completa e arricchisce l’«homo faber».

Qui c’è ovunque la presenza dell’uomo costruttore, attivo, che senza tanto parlare ci offre un mondo pieno di armonia. E proprio l’armonia è quel che si respira lungo le strade del paese, che conservano l’antico tracciato medievale con le caratteristiche costruzioni in mattoni; il tutto dominato dall’antico santuario della Collegiatae dalla magnifica torre di Palazzo dell’Abate Oderisio (XIII sec.)

Il paese fu fondato nell’890 dai monaci dell’Abbazia di Farfa e divenne Comune già nel XIII sec. Con un proprio Statuto, risalente al 1406, custodito nella sua originalità nell’Archivio comunale dove sono conservate anche numerose ed interessanti pergamene del sec. XIII insieme ad altri antichi atti consiliari che vanno dal 1481 al 1791.

Quella marchigiana è una regione stupenda e poco conosciuta:i percorsi che collegano i vari paesi mostrano terre bellissime, ma — quello che più si nota — curate, amorevolmente coltivate, rispettate nell’orografia e quindi nella destinazione d’uso. Viti, ulivi, alberi da frutta sono sistemati sempre secondo disegni precisi e stupendamente sottolineati; non c’è nulla fuori posto, tutto rivela l’amore infinito di questa gente per la propria terra: è un piacere dell’occhio.

Ancora vige la regola ora et labora
Santa Vittoria in Matenano è un esempio piccolo, ma bellissimo, dell’insieme di cultura, sapienza antica e fatica dell’uomo, sempre nel rispetto della natura. Qui chi lavora sembra quasi non volerla disturbare, la natura; non volere mai ferirla, ma sempre assecondarla ed esaltarla. E’ l’uomo che si piega ai suoi voleri, non il contrario.

Questo paese è la personalizzazione, in tutto, di quei monaci fondatori e della loro regola: ora et labora. Qui è evidente come il lavoro dell’uomo possa trasformarsi in preghiera, quasi per esaltare i doni che Dio gli ha dato; qui veramente il lavoro visto in quest’ottica è cultura, è arte, è armonia.

E poi si mangia benissimo, qui, dove tra piatti e prodotti tipici oltre alle famose “olive fritte all’ascolana” sulla tavola allineano per esempio vincisgrassi, tagliatelle, polenta, maiale, agnello, castrato, pecorino, olio d’oliva e ottimi vini.

Ci sono una pace quasi magica, infine, e la grande suggestione di percorsi naturalistici che si snodano fra i calanchi e le vedute panoramiche del paesaggio collinare solcato da bianche strade di campagna, corsi d’acqua, resti di macchia mediterranea. E, facile da raggiungere, il Parco nazionale dei monti Sibillini.

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