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SLA, in Piemonte una rete per diagnosi e trattamento
25 gennaio 2010
Torino
- Nasce in Piemonte la rete assistenziale per la diagnosi e il trattamento
della sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e delle sue varianti cliniche:
sclerosi laterale primaria, atrofia bulbo-spinale di Kennedy e sindrome postpoliomielitica.
Lo ha deciso il 30 dicembre 2009 la Giunta regionale, approvando - su proposta dellassessore alla tutela della salute e sanità, Eleonora Artesio) - una delibera in cui si definisce per la prima volta un modello di «presa in carico completa e continua delle persone affette da Sla».
Nota anche come malattia di Charcot o malattia del motoneurone, la Sla è una malattia neurodegenerativa progressiva, che colpisce i motoneuroni delle corna anteriori del midollo spinale, del tronco cerebrale e la corteccia cerebrale motoria. Lesordio avviene di solito fra i 50 e 70 anni di età ed è spesso subdolo.
Il deficit motorio allesordio si manifesta nel 40% dei casi agli arti superiori, nel 30% agli arti inferiori e nel 30% a livello dei muscoli a innervazione bulbare (con disartria e disfagia). La progressione è inarrestabile e, in assenza di interventi di sostegno delle funzioni vitali, la morte nella maggioranza dei casi avviene per insufficienza respiratoria. In un quarto dei casi il paziente muore entro due anni dallesordio del primo sintomo, nella metà dei casi entro tre anni; poco meno di un quarto dei pazienti sopravvive otto o più anni.
Necessarie cure complesse e personalizzate
Spiega Eleonora Artesio: «I malati di Sla necessitano di cure complesse e personalizzate per le quali è necessario disporre di un team a forte caratterizzazione culturale e psicologica, che segua il malato in tutte le fasi della malattia e lo assista nel difficile percorso della sua vita quotidiana e delle scelte individuali che questa patologia frequentemente implica».
A questo scopo, nel provvedimento piemontese vengono individuati due centri esperti, uno allospedale Molinette di Torino e laltro al «Maggiore della Carità» di Novara, che «sulla base dei dati del Registro interregionale Piemonte e Valle dAosta delle malattie rare trattano il numero maggiori di casi e sono inoltre dotati di equipe multidisciplinari specifiche, oltre che di strutture di supporto e di servizi complementari».
I due centri citati avranno il compito, oltre che di formulare o di confermare la diagnosi, di «eseguire la valutazione multiprofessionale del malato e garantirne la continuità dellassistenza, in stretta collaborazione con i servizi territoriali e ospedalieri del territorio di residenza».
La presa in carico dovrà prevedere: un programma per la mobilitazione attiva e passiva, con la prescrizione di presidi adatti (carrozzine, tutori); il monitoraggio e lintervento nutrizionale; il monitoraggio della funzione respiratoria, della ventilazione non invasiva e della ventilazione invasiva; il controllo della funzione fonatoria; il supporto precoce alla comunicazione, con la fornitura di ausili tecnologici che consentano al paziente di preservare il contatto con il mondo esterno, anche in presenza di un gravissimo deterioramento del quadro motorio. Sin dalla fase della diagnosi, inoltre, dovrà essere offerto ai malati e alle loro famiglie un supporto psicologico, anche in collaborazione con le associazioni dei pazienti.
Fondamentale importanza viene poi attribuita alla formazione sia del personale medico, tecnico e infermieristico coinvolto nella gestione di pazienti affetti da Sla (per loro saranno organizzati appositi corsi) sia del malato e di chi lo assiste, non solo da parte degli specialisti, ma anche con la predisposizione di materiali informativi e di cicli di incontri con i diversi professionisti.
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a cura della redazione GR
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