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LA NOSTRA SALUTE

Scoperta un’arma per combattere allergie ed infarto
2 set 2004

Torino - Eccezionale scoperta, di valore mondiale, annunciata il mese scorso: ricercatori italiani hanno individuato nell’inibizione dell’enzima PI3Kgamma la chiave per combattere sia le allergie e lo shock anafilattico sia l’insufficienza e lo scompenso cardiaco.

In una nota diramata dall’ospedale Molinette di Torino si legge che, per frequenza e gravità, «le malattie cardiovascolari stanno dimostrandosi nella nostra popolazione l’emergenza sanitaria del nuovo secolo». Nonostante il continuo affinamento dei trattamenti ospedalieri, «l’infarto ed il conseguente deterioramento delle funzioni cardiache culminanti nello scompenso continuano ad essere la prima causa di morte nel mondo occidentale».

La sfida della ricerca cardiovascolare, quindi, è orientata non solo alla prevenzione ma anche all’identificazione dei meccanismi cellulari e molecolari che portano all’insufficienza cardiaca. Comprendere questi meccanismi può, infatti, aiutarci a proteggere il muscolo cardiaco ed a trovare il modo di migliorare le prestazioni di un cuore malato.

Lo studio pubblicato il 6 agosto sulla prestigiosa rivista americana Cell, frutto della collaborazione tra il gruppo diretto dal professor Emilio Hirsch (Dipartimento di Genetica, Biologia e Biochimica presso l’Azienda Sanitaria Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino — Molinette) ed il gruppo diretto dal professor Giuseppe Lembo (Dipartimento di AngioCardioNeurologia dell’Istituto “Neuromed”, polo del Molise dell’Università “La Sapienza” di Roma), si muove proprio in questa direzione.

Nei laboratori universitari è stato individuato in un enzima, chiamato PI3Kgamma e presente anche nel cuore, «un elemento chiave nello sviluppo dell’insufficienza cardiaca derivante da uno stress quale l’aumento cronico della pressione arteriosa».

Nel corso di ricerche precedenti, due anni fa, il medesimo gruppo coordinato da Emilo Hirsch aveva dimostrato che lo stesso enzima presente nei linfociti B (una particolare classe di globuli bianchi) poteva rappresentare un ottimo bersaglio per una terapia atta a ridurre l’infiammazione ed a proteggere dalle crisi allergiche. I topi in cui PI3Kgamma è stata distrutta, infatti, sono risultati protetti dalle reazioni allergiche e dallo shock anafilattico.

Tuttavia, la scoperta che la mancanza di PI3Kgamma associata all’aumento della pressione porta ad un gravissimo deterioramento della funzione cardiaca ha bloccato molti degli studi sull’inibizione di PI3Kgamma come sistema per curare le allergie.

In questo nuovo e approfondito studio, però, è stato trovato il modo di simulare più correttamente l’effetto di un farmaco che blocca la funzione di PI3Kgamma. Sorprendentemente, questo ha permesso di chiarire che «le lesioni cardiache appaiono quando PI3Kgamma sparisce, ma non nelle condizioni che si verificano in presenza di un farmaco inibitorio, ovvero quando PI3Kgamma è presente ma non funziona».

Utilizzando un sofisticato sistema d’analisi molecolare, la nuova ricerca ha chiarito che tra le diverse attività svolte da PI3Kgamma nel cuore c’è anche quella di posizionare correttamente alcune proteine coinvolte nel funzionamento del muscolo cardiaco. In effetti, in laboratorio si è riusciti a dimostrare che «se l’enzima PI3Kgamma rimane presente ma in forma inattiva, il cuore è protetto dalle conseguenze deleterie di un sovraccarico di lavoro e si presenta in forma molto migliorata».

Quest’ulteriore funzione di PI3Kgamma, fino ad oggi sconosciuta, risulta essere fondamentale per proteggere dal danno cardiaco in condizione di aumento della pressione arteriosa. I risultati rilanciano quindi l’idea che PI3Kgamma possa essere il bersaglio di un’azione terapeutica non solo nel campo dell’infiammazione e delle allergie, ma anche delle malattie cardiache.

In altre parole: si tratta di disattivare geneticamente soltanto una parte dell’enzima, in modo da non annullarne anche la funzione protettiva nei confronti del muscolo cardiaco. Un farmaco di tal genere non esiste ancora, naturalmente, ma l’annuncio di queste promettenti scoperte ha aperto la strada alla ricerca delle applicazioni cliniche e quindi all’approntamento di medicamenti capaci di inibire l’enzima PI3Kgamma. Gli studi nelle industrie farmaceutiche sono ora ancora più attivi, e — conclude la nota delle Molinette - «si può essere ottimisti sui risultati futuri».

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