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LA NOSTRA SALUTE

Il Piemonte vuole abbreviare l’attesa nella diagnostica oncologica

15 gen 2004

Torino — Un taglio drastico ai tempi d’attesa che intercorrono dalla prenotazione di un esame di accertamento per sospetta neoplasia al ritiro del referto. In termini più espliciti, l’ansia di chi aspetta di sapere se è affetto da un tumore non si protrarrà più oltre i sette giorni. E’ questo, in sintesi, il succo del Progetto Dì 7 (costo complessivo: 5,1 milioni di euro) messo a punto grazie ad un accordo tra la Fondazione CRT e la Regione Piemonte. Progetto in fase di realizzazione, di cui ad oggi pare non sia identificabile il periodo di effettiva fruibilità da parte degli utenti.

«L’obiettivo del Progetto Dì7 - ha dichiarato il Presidente della Regione Enzo Ghigo - nasce dall’indirizzo del ministro Sirchia a livello nazionale per la riduzione dei tempi di attesa nella diagnostica oncologica. Questo progetto è significativo poiché tocca temi caldi della Sanità: tra tutte le liste d’attesa queste sono infatti tra le più tangibili. Un grazie - ha proseguito Ghigo - alla Fondazione CRT per l’impegno teso a ridurre proprio quel tipo di liste d’attesa. L’aspetto fondamentale è quello della formazione specifica nel settore oncologico e riteniamo che questo progetto possa dare alla nostra Regione un’immagine un po’ diversa da quella che ogni tanto siamo costretti a subire nel campo della Sanità».

In effetti, il settore non perde occasione per rivelare le proprie criticità. E, tra medici dalla dubbia etica professionale ed errori più o meno macroscopici, forse il problema più sentito dagli utenti è proprio quello degli infiniti tempi d’attesa. Un paradosso, soprattutto alla luce delle innumerevoli (e più che opportune) campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione.

Ecco quindi un progetto che merita un plauso, anche se molti penseranno che questa dovrebbe essere la norma e non l’eccezione. Quel che importa è che, speriamo presto, tutti i piemontesi potranno godere di tempi più rapidi nella diagnostica oncologica attraverso il Servizio Sanitario Regionale. O, almeno, avranno un riferimento inequivocabile per protestare qualora si verificassero condizioni diverse.

Dì 7, approntato dai tecnici della Fondazione CRT e della Regione Piemonte, ha un periodo di “messa a punto” di due anni. Il risultato atteso al termine del primo anno è di uniformare i tempi di attesa fissandoli sullo standard di sette giorni per tutte le Aziende Sanitarie piemontesi; le azioni previste nel corso del secondo anno sono invece mirate a rendere strutturale questo risultato.

Ma perché proprio sette giorni? Secondo i tecnici, questo standard è un obiettivo realistico dal punto di vista organizzativo, clinicamente efficace e psicologicamente sostenibile da parte del paziente (ignoriamo, tuttavia, quali studi siano stati eseguiti per definire qual è lo spazio temporale “sostenibile” da chi vive nel dubbio di avere un cancro). Un altro dato confortante è che lo stato d’attuazione del progetto sarà tenuto costantemente sotto controllo.

Un’iniziativa di cui si sente il bisogno, soprattutto per uniformare una situazione molto diversificata sul territorio, sia per tipo di procedura diagnostica sia per azienda sanitaria. In generale - secondo le informazioni fornite dalle aziende stesse, i dati provenienti dal sistema informatizzato di monitoraggio e le analisi dei tempi d’attesa della Regione - le principali cause di questo fenomeno si riconducono a criticità del sistema organizzativo, carenza di personale coinvolto nel percorso diagnostico e inappropriatezza ed incongruità di una parte delle prestazioni.

Le lunghe liste d’attesa, riguardano in particolare Tac torace, Tac capo, ecografia addominale, mammografia, endoscopia digestiva... esami sui quali si concentrano le azioni del Progetto. Altre procedure d’accertamento fondamentali nella diagnostica di patologie tumorali non sono prese in considerazione perché in Piemonte non presentano particolari ritardi.

Il programma operativo di Dì 7, quindi, si basa su un’ottica di ottimizzazione e gestione efficiente delle risorse esistenti e si articola, secondo due linee di intervento principali, attraverso il coinvolgimento diretto e immediato di tutte le aziende sanitarie regionali. La prima linea, che mira ad abbattere i tempi di attesa, prevede un aumento del numero degli esami, limitato nel tempo, per smaltire le attuali liste, e la contemporanea istituzione di agende di prenotazione dedicate ai pazienti con sospetta neoplasia, realizzando percorsi diagnostici prioritari. La seconda tipologia d’intervento punta invece a rendere strutturali i risultati conseguiti, migliorando l’efficienza dei punti di erogazione.

Saranno quindi organizzati corsi di formazione per i medici del Servizio Sanitario Regionale, per aumentare il numero di professionisti in grado di utilizzare gli strumenti ecografici in dotazione delle aziende sanitarie, che sono oggi in numero adeguato rispetto alla popolazione assistita, ma sotto utilizzati per carenza di operatori opportunamente preparati. Per razionalizzare la domanda, inoltre, la Commissione Oncologica Regionale definirà specifiche linee guida, destinate ai medici di base e di ambulatorio. Stabiliranno l’appropriatezza della richiesta di esami diagnostici, in modo da ridurre gli accessi impropri.

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