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Le Rubriche: in Convivio TUTTI A TAVOLA |
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Un osservatorio italiano per il sidro
28 novembre 2007
Cavour
(Torino) - «Tornare a produrre il sidro nel pinerolese, promuovere
sul mercato le antiche varietà di mele piemontesi, valorizzare le
tecniche di conservazione della nonna, stimolare il consumo del
succo di mele cominciando dalle scuole, spiegando ai ragazzi le caratteristiche
organolettiche ed il valore nutritivo della bevanda»: sono alcune fra
le proposte che Carlo Petrini, presidente di Slow Food, avanzava qualche
anno fa a Cavour (Torino) durante la venticinquesima edizione di Tuttomele.
Proposte tuttora valide, le sue. Tanto che è ancora a Tuttomele (ma nelle scorse settimane, durante la ventottesima edizione) che il 17 novembre cè stata, nel Salone Comunale di Cavour, la presentazione ufficiale del costituendo Osservatorio nazionale per il sidro.
Nelloccasione
è stato ricordato che storicamente in Italia la produzione di sidro,
bevanda alcolica derivata dalla fermentazione del succo di mele, «è
sempre stata svantaggiata al livello legislativo, che ha favorito decisamente
quella della birra e del vino».
Oggi perö, in un momento in cui gli aspetti legislativi sono più favorevoli nei suoi confronti, « si vedono nuovamente affacciarsi sul mercato piccole realtà di produzione di sidro»: ci sono esempi in Piemonte, Valle dAosta, Friuli, Trentino, Marche e Campania. Attualmente la produzione italiana è solo una modesta (ma «significativa») integrazione alleconomia delle piccole imprese produttrici, ma per il futuro sembra si possa «facilmente prevedere uno sviluppo più interessante, anche perché nella produzione di tale bevanda si utilizza frutta di difficile collocazione sul mercato».
La proposta di un Osservatorio Nazionale Italiano del Sidro
In Piemonte cera un tempo una forte tradizione nella produzione di sidro, in particolare nelle valli del torinese (dove ancora si contano più o meno 250 varietà di mele autoctone) e del cuneese. Allora il sidro era chiamato semplicemente Vin d Pum (vino di mele), e veniva fatto fermentare insieme alle vinacce di uva di modo che assumeva una tipica colorazione rossa.
Da
un paio danni, a Bibiana, la Scuola Malva Araldi (centro sperimentale
che si occupa di ricerca, formazione e divulgazione in agricoltura sul territorio)
è impegnata - su stimolo di Slow food e in collaborazione con il Di.Va.P.R.A
(Dipartimento per la Valorizzazione delle Produzioni e delle Risorse Agricole)
dellUniversità di Torino - in un progetto regionale.
In questo ambito, la scuola segue numerose sperimentazioni relative a prove di trasformazione di antiche varietà di mele piemontesi in succhi fermentati e alla successiva valutazione sensoriale dei prodotti ottenuti. Tali prove riguardano sidri ottenuti sia secondo le tradizionali tecniche piemontesi sia secondo tecniche più moderne (fermentazione in autoclave, rifermentazione con metodo champenoise in bottiglia etc).
Con questi prodotti sperimentali la scuola la scuola ha partecipato a numerose iniziative anche a carattere internazionale, ultima - nel maggio scorso - la presenza al Sicér, il primo salone internazionale sul sidro, svoltosi a Gijön (Asturia, Spagna) presenti numerosi produttori giunti da molti paesi europei, dallAmerica del Nord e dal Giappone.
A Tuttomele, invece, anche nel 2005 e nel 2006 ha organizzato La Gran Sala del Sidro con succhi, fermentati e distillati di mele e in particolare con esposizioni e degustazioni di questi nuovi prodotti emergenti.
Risultato di queste iniziative: si è notato che «il sidro gode di una buona accoglienza da parte dei consumatori», e specialmente dei giovani, in quanto «di facile beva e a bassa gradazione alcolica»
I compiti del nuovo organismo
Forte di questa esperienza e della collaborazione con la Condotta pinerolese di Slow Food e con, la scuola Malva Araldi ha proposto di istituire presso la propria sede un Osservatorio Nazionale Italiano del Sidro. La proposta ha ottenuto il parere del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e delle Regioni interessate. Piemonte in testa, ovviamente.
Molti
i compiti che spetterebbero allOsservatorio. In sintesi: censire e
monitorare le produzioni regionali e locale di sidro; recuperare, valorizzare
e promuovere la produzione di questo antico fermentato in ambito nazionale
ed internazionale; impegnarsi in attività di ricerca e sperimentazione
sul prodotto che «salvaguardino le singole tipicità locali e
mirino allo stesso tempo allottenimento di prodotti innovativi»
come soft drinks (bevande con un basso tenore alcolico); documentare
le attività di ricerca, sperimentazione e promozione di questa produzione;
stabilire e mantenere contatti con le realtà produttive e rappresentative
a livello comunitario ed extracomunitario; contribuire agli aggiornamenti
e alla definizione degli aspetti legati alla legislazione di tale settore
e proporre eventuali disciplinari di produzione.
Per saperne di più:
Info: tel. 0121-68194 o 0121-6114
Nel web e nei nostri archivi:
cerca mele, sidro, Tuttomele
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