2003 - citazioni da 81 a 100
Si trattava di un piccolo bar, situato in una via dietro il boulevard de la Madeleine, dove non andavano altro che fantini, bookmakers e persone appassionate di corse. Vi si potevano consumare pasti sbrigativi, uova e prosciutto, salsicce e cavoli, ed era là che Jordan mangiava di solito. Era anche là che combinava la maggior parte dei suoi affari. Il giornalista aveva inoltre appreso che Jordan era popolare tra i frequentatori del bar. [...] quando faceva un grosso guadagno spendeva e spandeva per tutti. Era un uomo cordiale, alla mano e sempre pronto ad offrire da bereL.
W. S. Waugham
Vacanze di Natale |
Chiesero a un fraticello del convento di Obdorsk.
«Come si pratica da voi il digiuno?»
«La nostra mensa, secondo lantica usanza del romitorio, è questa: durante la Quaresima, stiamo a digiuno completo il lunedì, il mercoledì e il venerdì. Martedì e giovedì si prepara per la comunità il pane di frumento, la frutta secca cotta col miele, le more di rovo o il cavolo salato e la farina di avena cotta. Il sabato, minestra di cavolo, pasta con piselli, polentina al sugo, il tutto condito con olio. La domenica, oltre la minestra di cavolo, il pesce secco e la polentina. La settimana della Passione, poi, cominciando dal lunedì mattina fino al sabato sera, per tutti i sei giorni, non si prende altro che pane e acqua; è permesso anche mangiar la verdura non cotta, ma sempre con molta misura, perché nei libri santi è detto che nella prima settimana si potrebbe anche non prendere cibo affatto. Il Venerdì Santo, come pure il sabato, si deve digiunare fino alle tre di notte, e solo allora si mangia un po di pane e si beve ununica tazza di vino. Il giovedì santo, mangiamo cibi preparati senzolio, di preferenza asciutti, e beviamo il vino. Il Concilio di Laodicea, infatti, si espresse in questo modo riguardo al giovedì Santo: Non conviene nellultimo giovedì della Quaresima rompere il digiuno, disonorando con ciò tutta Quaresima».
F. Dostoevskij
I fratelli Karamazov |
Era quasi mezzanotte quando Maigret arrivò al Quai des Orfèvres. La bufera era al suo culmine. Gli alberi del lungofiume erano scossi con violenza e piccole onde sciabordavano attorno al battello. I locali della polizia giudiziaria erano quasi deserti.
Torrence è rientrato?, sinformò Maigret.
E tornato proprio adesso
Ordinami birra e sandwich. Ma niente mollica, eh!
G. Simenon
Maigret e il lettone |
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Non ebbi infatti di che lamentarmi. Tutti i piatti che si seguirono sulla nostra tavola furono ghiotti, se non proprio fini, e molto abbondanti. Giacinti mostrava un grande appetito e mangiava con una specie di enfasi, a testa bassa, impugnando solidamente coltello e forchetta, senza guardarmi né parlare, come se fosse stato solo. Egli era veramente assorbito dallatto di mangiare e, nella sua avidità, perdeva persino quella sua calma tanto vantata, facendo nello stesso tempo più gesti, quasi avesse temuto di non fare a tempo e di rimanere digiuno. Si ficcava un pezzo di carne in bocca, correva con la mano sinistra a spezzare un morsello di pane, lo addentava, con laltra mano si versava un bicchiere di vino e beveva primancora daver finito di masticare. Tutto questo sbattendo le labbra, roteando le pupille e scuotendo ogni tanto il capo come fanno i gatti quando il boccone è troppo grosso. Io invece, contrariamente al mio solito, non avevo fame. Era la prima volta che mi accingevo a far lamore con un uomo che non amavo e neppure conoscevo, e lo osservavo con attenzione, studiando i miei sentimenti e cercando di immaginarmi come me la sarei cavata.
A. Moravia
La romana |
Chi conta li bocconi e le bevute/e se controlla da matina a sera,/finisce pe' fregasse la salute./E poi je po' succede, sarvognuno,/che, nun sia mai, rischioppa n'antra guera,/arischia pure de mori' a digiuno.
A. Fabrizi
Un giorno da leone
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Veniamo entrambe da mondi simili, [
] e da vecchie cucine nere di fuliggine dove facevamo i compiti e bevevamo grosse tazze nere di cacao bollente, mentre fuori scendeva la sera.
(a cura di) C. Correas Zapata
Il mondo di Isabel Allende |
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"Io avevo preparato tutto in modo da poter cenare appena lei fosse arrivata. Non era un gran menù. In una padella cinese si facevano andare a fuoco basso bue affettato sottile, cipolle, peperoni e germogli di soia, si cospargeva di sale e pepe, e si aggiungeva un po' di olio di sesamo. All'ultimo minuto si condiva il tutto con uno spruzzo di birra, era un piatto che mi ero preparato spesso quando vivevo da solo. Il riso era cotto, il brodo di miso (in italico!) era caldo, la verdura era lavata e disposta in un vassoio, pronta per essere buttata in padella in qualsiasi momento.
Haruki Murakami
Luccello che girava le viti del mondo |
Si mangia più a Bologna in un anno che a Venezia in due, a Roma in tre, a Torino in cinque e a Genova in venti.
I. Nievo
Le confessioni di un Italiano |
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Finì che mangiammo in silenzio lo sformato di melanzane, fritte il giorno prima, di cui però in casa ristagnava ancora l'odore. In piccoli pezzi le aveva tagliate Tommaso, fiero delle sue nuove abilità: per me, la paura di mettere in mano a mio figlio un coltello era quasi passata. Le avevo scolate bene sulla carta da fritti, e poi frullate con la carne trita cotta a parte, con la caciotta senese, le uova, il mezzo spicchio d'aglio, un pugno di basilico e il parmigiano, e avvolte nella pasta del pane stesa sottile e unta d'olio: lo stampo da plum cake aveva garantito la forma, l'avevo tagliato già freddo e le fette erano lì, in bella mostra, un'armonia che non sempre mi appartiene.
C. Sereni
Passami il sale |
[...] per quegli uomini di spirito che si sentiranno temporaneamente stupidi; per quegli uomini che troveranno l'aria umida, il tempo lungo e l'atmosfera difficile da sopportare; per quegli uomini che saranno tormentati da un'idea fissa che toglierà loro la libertà di pensiero a tutti questi si somministri mezzo litro di cioccolata.
A. Brillat-Savarin
Fisiologia del gusto |
La pace e la felicità cominciano, geograficamente, là dove laglio è usato in cucina.
M. Boulestin
(citato da E. David in Mediterranean Food) |
Erano le sei e dieci, ancora non era ora di cena. Ma chi lha detto che uno deve mangiare a orario stabilito? Andò in cucina, raprì il frigorifero. Adelina gli aveva preparato un piatto da malati: merluzzi bolliti. Solo che erano enormi, freschissimi e in numero di sei. Non li quadiò, gli piacevano friddi conditi con oglio, poche gocce di limone e sale. Il pane Adelina laveva accattato in matinata: una scanata cummigliata di giuggiulena, quei semi di sesamo meravigliosi a mangiarseli raccogliendoli a uno a uno, quando cadono sulla tovaglia, facendoli appiccicare allindice leggermente bagnato di saliva. Conzò la tavola sulla verandina e se la scalò assaporando ogni boccone come se fosse lultimo della sua esistenza.
A. Camilleri
Il giro di boa |
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Da quanti secoli, ogni domenica, come la messa sugli altari, ricorre il ragù sulle mense napoletane? Fin dalle primissime ore del mattino un tenero vapore si congeda dai tegami di terracotta in cui diventa bionda la cipolla ed esala le sue nobili essenze il rametto di basilico appena colto dal vaso sul davanzale: tanto meglio se le aromatiche foglioline erano imperlate di rugiada; il cielo di Napoli presiede anche in altri modi alle sorti del ragù, perché il ragù non si cuoce ma si consegue, non è una salsa ma la storia e il romanzo e il poema di una salsa. Dal momento in cui il tegame viene deposto sul fornello e la cucchiaiata di strutto dubita, si commuove e slitta cominciando a fondersi, fino al momento in cui il ragù è veramente pronto, tutto può succedere e può non succedere a danno o a vantaggio di questa laboriosissima salsa che impegna chi la prepara come un quadro impegna un pittore.
G. Marotta
Loro di Napoli |
Laspetto di quei monumentali pasticci era ben degno di suscitare fremiti di ammirazione. Loro brunito dellinvolucro, la fragranza di zucchero e cannella che ne emanava, non erano che il preludio alla sensazione di delizia che si sprigionava dallinterno, quando il coltello squarciava al crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi, e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi sulla massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti, cui lestratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.
G. Tomasi di Lampedusa
Il gattopardo |
Lorenzo apparve appena giorno, con una gran casseruola in cui bollivano i maccheroni. Io feci sciogliere il burro sul fornello, e preparai i miei piatti cosparsi di formaggio grattugiato, poi, col mestolo forato, cominciai a riempirli, mettendo su ogni strato di maccheroni, burro e formaggio, e non smisi se non quando il piatto grande destinato al padre Balbi, non fu ben colmo. Il burro lambiva lorlo.
G. Casanova
Fuga da Piombi. Il duello |
Maccheroni! Tutti vi si affollano sopra; e se ne divorano tre zuppiere; bove alla moda, pollame freddo, lombi di vitella, deser, eccellente vino; ah che buon pranzo! oh che appetito! La tavola durò quattro ore; si suonarono diversi strumenti e si cantò molto.
C. Goldoni
Memorie per listoria della sua vita e del suo teatro |
Con le mani guantate di bianco, Jacques teneva un vassoio, sul quale splendeva la zuppiera fumante. In un attimo, egli laveva posta al centro della tavola, con premura e senza rumore.
Per una vecchia abitudine, spettava alla signorina Hirschwitz distribuire la minestra. I piatti che essa porgeva venivano accolti con mani amichevolmente tese, e con grato soriso. Nei piatti vagava un caldo bagliore dorato: era la minestra, pasta in brodo. Una pasta trasparente, a grani teneri e attorti, piccoli e dorati. Il barone mangiava in fretta, e non si diceva una parola, finché egli taceva.
J. Roth La marcia di Radetzky |
Dicono che la prima fu la volpe. A pranzo una cicogna essa invitò e sopra un piatto un liquido guazzetto le porse a guisa che colei nemmeno poté sfiorarlo e si tenne la fame. Ma restituì l'invito della volpe e le offrì pieno un fiasco di tritame ficcando il becco lungo a sazietà ma straziando di voglia l'invitata. Diede al collo del fiasco una leccata costei, senz'alcun gusto, e noi sentimmo come parlò la peregrina uccella: Deve ognuno subire liscio liscio le cose che ha inventate.
Fedro
Favole |
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] il governo del santo/ svuota il cuore al popolo/ e ne riempie il ventre,/ ne infiacchisce il volere/ e ne rafforza le ossa [
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Lao-Tzu
Tao te ching |
Era la Vigilia di Natale e rimasi molto male constatando che lì non la si festeggiava affatto con la tradizionale cena; la festa, il pranzo speciale, lì si fanno il giorno di Natale, che per me è infinitamente meno bello della sera della Vigilia; il giorno di Natale è vuoto, deserto, morto alla luce diurna, e senza sera; la sera della Vigilia, invece, è pienissima, fragorosa, piena di luci, di musiche e di vita. Lassù, al contrario, la Vigilia era morta e deserta e disadorna; né capitone, né altro di natalizio. La cosa mi addolorò come una mancanza di senso religioso e quasi come unempietà. Ricordavo le allegre vigilie dellinfanzia e mi pareva di far peccato a non festeggiare questa coi piatti tradizionali. Vero è che si trattava di una religiosità tutta gastronomica. Ma anchessa ha il suo valore. Ed era triste che proprio lì, fra le montagne, in questo grandioso presepio naturale, quella fosse considerata una sera come le altre. Almeno a tavola. Ma del resto, come e dove dare il senso delleccezionalità di una giornata, se non a tavola? E che cosa, più duna tavola apparecchiata a festa, può dare il segno di una festa?
A. Campanile
Io sciatore |
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