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Le Rubriche: In Convivio


CHI L'HA DETTO?

Le citazioni che compaiono in questa rubrica sono in buona parte ricavate da Spunti e spuntini letterari di Rita Rutigliano, pubblicato nel dicembre 2000 dalla GS Editrice, che ha inaugurato la collana “Cibo di carta” proposta dall’autrice all’associazione culturale “Ca dj’ Amis – Ristoranti della Tavolozza” Il volume ha vinto il terzo premio al concorso nazionale “Libri da gustare" 2001 e nello stesso anno ha ottenuto una nomination al prestigioso concorso internazionale per il “Gourmand World Cookbook Award 2001”, per la categoria "Best Food Literature Book" in cui si è poi aggiudicato il titolo di "Miglior libro in Italiano" (cfr http://www.cookbookfair.com).

Collaborate! Chi vuole aiutarci a far crescere la nostra raccolta scriva a redazione@lagazzettaweb.it, premettendo la frase CHI L'HA DETTO? e poi inserendo oltre alla citazione le indicazioni bibliografiche (autore, titolo del volume, numero della pagina, editore etc). Ringraziamenti anticipati vanno a tutti coloro che ci scriveranno, mentre esprimiamo pubblicamente la nostra gratitudine all'amica Silvia che da un pezzo continua a regalarci preziosi contributi.


2003 - citazioni da 41 a 60
1-20 | 21-40 | 41-60 | 61-80 | 81-100

Perché non resta a mangiare con me? Montalbano si sentì impallidire lo stomaco. La signora Clementina era buona e cara, ma doveva nutrirsi a semolino e a patate bollite. [...] Pina, la cammarera, è un’ottima cuoca, mi creda. Oggi ha preparato pasta alla Norma, sa, quella con le milinzane fritte e la ricotta salata. Gesù! fece Montalbano assettandosi. E per secondo uno stracotto. Gesù! ripeté Montalbano.
A. Camilleri
Il ladro di merendine

D: Ho fame... vediamo se c'è qualcosa per lo spuntino di mezzanotte.
D: Spaghetti, ostriche, carne affumicata, olive ripiene, aglietto...
B: Cosa stai facendoti?
D: Non lo so, ma se non esplode quando ci accendo il fuoco sotto, lo mangio!

C. Young
Blondie e Dagoberto

Era ormai notte, una notte trasparente, quando cominciammo a mangiare l'enorme cena che avevo preparato. Insalata, pasticcio, stufato, crocchette, tufu fritto, verdure bollite con soia, capellini di soia con pollo, kiev, maiale in agrodolce, tortelli cinesi. Una confusione di piatti di vari paesi ma non ci facevamo caso: occorreva molto tempo per finire tutto, e molti bicchieri di vino.
B. Yoshimoto
Kitchen

Mio nonno e mio fratello vanno molto d'accordo; spesso si chiudono in cucina e pasticciano insieme ai fornelli, creando capolavori per la vista e il palato. Il nonno, che ha fatto la guerra e patito la fame, sostiene che la cucina è il più bel posto di tutta la casa. Noi, fra un rumore di coccio e l'altro, li sentiamo parlottare fitto fitto.

A. Cerasoli
I magnifici dieci

L'odore penetrante dello iodio non mi evoca immagini di ferite o interventi chirurgici, bensì di ricci, strane creature marine irrimediabilmente legate alla mia iniziazione al mistero dei sensi. Avevo otto anni quando la ruvida mano di un pescatore mi mise in bocca un'ovaia di riccio. Quando torno in Cile, cerco sempre di trovare il tempo di andare sulla costa ad assaggiare di nuovi i ricci appena strappati al mare […]

I. Allende
Afrodita

Se tutte le candy bears, le stecche di cioccolato e noccioline ricoperte di cioccolato, consumate in un anno negli Stati Uniti fossero stese per terra, collegherebbero in una lunga strada appiccicosa New York a San Francisco, distanti 5000 chilometri. Se tutte le pizze potessero essere cucite insieme, l’orrenda trapunta al pomodoro coprirebbe l’intera New York. Se tutti gli hamburger venduti al Mac Donald fossero legati insieme, la collana fritta potrebbe raggiungere Plutone.

V. Zucconi
Si fa presto a dire America

Gli arabi hanno portato in Sicilia il baco da seta, l’ulivo e il fico d’India. Gli spagnoli, assieme ai loro cavalli e ai loro guerrieri, la coltivazione dell’arancio dolce. Mentre gli aragonesi hanno insegnato l’uso della canna da zucchero. Da bambina, andavo a caccia di gelsi, con un gruppo di bambini bagarioti, nei campi intorno alla villa. Ci macchiavamo i vestiti e per questo venivamo rimproverati dalle madri. Ma quei frutti gonfi, teneri, che tingevano la lingua di blu e di rosso, erano irresistibili. Oggi non ci sono più gelsi nella zona di Bagheria, li hanno tutti tagliati. Ma sul molo di Mondello, la marina di Palermo, ancora oggi si possono trovare dei fruttivendoli che, per pochi soldi, ti mettono in mano un cartoccio di carta da zucchero con dentro una manciata di gelsi succosi e profumati.

D. Maraini
Bagheria

Una portiera verde ci separava con tutto il nostro bagaglio dai padroni di casa, affaccendati nello stanzone a preparare maccheroni, e maccheroni della pasta più fine, più bianca e più minuta. Questa pasta si paga al più caro prezzo, quando, dopo aver presa forma di tubetti, vien attorta su se stessa dalle affusolate dita delle ragazze, in modo da assumere forma di chiocciole. Ci siamo seduti accanto a quelle graziose creature, ci siamo fatti spiegare le varie operazioni ed apprendemmo così che quella specie di pasta si fa del frumento migliore e più duro, detto “grano forte”.

W. Goethe
Viaggio in Italia

Scusate la mia logica terra terra. Non sarò Raspelli, ma quando ingurgito una schifezza me ne accorgo. Se devo mangiare male, cucino io che sono un’esperta, a casa mia, che mi costa anche meno e non devo neanche passare le ore a cercar posteggio. Per non parlare delle attese estenuanti passate a gonfiarsi di pane come pesci rossi.

L. Littizzetto
Sola come un gambo di sedano

[...] in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa [...].

M. Proust
Alla ricerca del tempo perduto

Dopo la minestra, la domestica portò un pollo lesso, magnificenza per cui le palpebre dei convitati si dilatarono tanto da sembrare prossime a fendersi. [...] Il povero pollo era magro, e lo rivestiva una di quelle pelli grosse e irte di penne, che le ossa non riescono a forare nonostante i loro sforzi; certo, era stato cercato a lungo prima che lo scovassero sul bastone da pollaio sul quale si era ritirato a morir di vecchiaia. «Diavolo! - pensò Porthos; - ecco una cosa molto triste: ìo rispetto la vecchiaia, ma non l'apprezzo molto lessata o arrostita». E si guardò attorno per vedere se la sua opinione era condivisa: ma, tutt'al contrario di lui, non vide che occhi fiammeggianti, i quali divoravano in anticipo quel sublime pollo, oggetto del suo disprezzo.

A. Dumas
I tre moschettieri

Non fia già, che il cioccolatte / v'adoprassi, ovvero il tè, / medicine così fatte / non saran giammai per me.
F. Redi
Bacco in Toscana

“La bocca sollevò dal fiero pasto”. Un mio amico quando mangia. Identico.

S. Perotti
Zenzero e nuvole

Entriamo in cantina. E subito ci colpisce. Le mele sono lì, allineate sui graticci - cassette da frutta capovolte. Non ci pensavamo. Non avevamo nessuna intenzione di lasciarci sommergere da un tale spleen. Ma è inutile. L'odore delle mele è un'onda travolgente. Come avevamo potuto fare a meno per tanto tempo di quest'infanzia aspra e dolce?
Devono essere deliziosi i frutti avvizziti, di quel falso prosciugamento dove in ogni grinza sembra essersi insinuato un sapore intenso. Ma non abbiamo voglia di mangiarli. Non vogliamo trasformare in sapore identificabile il potere fluttuante dell'odore. Dire che hanno un buon profumo, un profumo forte? No, c'è ben altro... Un odore interiore, l'odore di un sé migliore. Lì c'è racchiuso l'autunno della scuola. Con l'inchiostro blu verghiamo sul foglio pieni e filetti. La pioggia batte sui vetri, la serata sarà lunga...

P. Delerme
La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita

Un bicchiere di assenzio: non c'è niente di più poetico al mondo. Che differenza c'è fra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli; ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose.

O. Wilde

Il peggio sono le rubriche di cucina. Un tempo avevano ricette che ti veniva voglia di provare, ora neanche se te li danno già fatti, li mangeresti quei cibi accennati in foto sfocate, un nonnulla su un piatto su cui ciò che prevale è la decorazione a ciuffi d'erbe non identificate, strisce di carote, mezzi gusci di noce, calendule, ecc. [...] Per il primo, riso nero in foglia di loto, infine budini caldi al cioccolato in foglie di bambù come dessert. Con ricette così per forza che le modelle delle pagine di moda viaggiano verso l'anoressia.

S. Zetto Cassano
La casalinga inadeguata

E tu, Maria, con la tua mano blanda/domi la pasta, poi l'allarghi e spiani/ed ecco è liscia come un foglio, e grande/come la luna e sulle opache mani/tu me l'arrechi e me l'adagi molle/sul testo caldo, e quindi t'allontani. /Io la giro e le attizzo, con le molle,/il fuoco sotto, fin che stride invasa/dal calor mite, e si rigonfia in bolle/e l'odore del pane empie la casa.

G. Pascoli

Matilde ieri è andata a Roma a comperare lo champagne, che berremo stasera. Ha deciso lei la cena ed oggi è stata tutto il giorno in cucina, innervosendo Cioti, già nera e nervosissima. Ci sarà: sartù di riso, vol-au-vent con besciamella e pollo, zuccotto. Ho fatto notare a Matilde che erano tutte cose tonde. Inoltre le ho fatto notare che erano tutti piatti pesanti. Una cena così può ammazzare un toro.
N. Ginzburg
Caro Michele

“Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d’acqua, ti darò un bel pezzo di pane”. Pinocchio guardò la brocca e non rispose né sì né no. “E insieme col pane ti darò un bel piatto di cavolfiore condito coll’olio e coll’aceto” soggiunse la buona donna. Pinocchio dette un’altra occhiata alla brocca, e non rispose né sì né no. “E dopo il cavolfiore ti darò un bel confetto ripieno di rosolio”.
C. Collodi
Le avventure di Pinocchio

La donna ha sul palmo della mano un piatto, coperto da un tovagliolo annodato per le cocche come accadeva tanto tempo fa. Depone l'involto sulla mia scrivania, fra delibere di Giunta e progetti di legge, ed è già sulla porta, senza darmi il tempo di capirne il contenuto.
Dentro c'è un dolce, suo e di sua figlia per me: squisito, con le mele e i pinoli. Un pezzo per volta, durante il Consiglio comunale, lo mangio tutto. E mi piacerebbe rifarlo a casa, per i miei: ma la ricetta - trincerandosi dietro la memoria di sua figlia - quando di nuovo ci incontreremo e glieli chiederò non me la darà. Perché ne è gelosa, o perché la vicesindaco non è affidabile come cuoca.
C. Sereni
Passami il sale


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