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Le Rubriche: in Convivio

TUTTI A TAVOLA

Un giro d’Italia cultural-gastronomico
25 ott 2002

Parma — Gran Salone del Gusto 2002 a Torino (24-28 ottobre), mentre alla Fiera di Parma si danno gli ultimi ritocchi al programma del terzo “Cibus Tour”: dal 7 al 10 novembre il Salone del turismo enogastronomico proporrà ancora una volta esperienze di viaggio, itinerari, “Strade del Vino e dei Sapori”, progetti di qualità nei settori del tipico alimentare e della ristorazione, dati e informazioni sulle nuove tendenze nei consumi alimentari e nell’organizzazione della vacanza.

Al proposito, per esempio, alcuni elementi la dicono lunga sugli stretti legami che esistono fra turismo, cibo e cultura del territorio (cultura tout court, a nostro parere). Negli ultimi due anni in Italia sono nati 75 “Strade dei Vini e dei Sapori”, 5 “Strade dell’Olio” e oltre 500 wine-bar in gran parte orientati alla valorizzazione di vitigni autoctoni, mentre la distribuzione moderna ha sviluppato decine di linee di prodotti dedicati al “tipico”.

Ancora, nello stesso periodo sono sorte numerose associazioni: delle Città dei Sapori, delle Città Slow, delle Città del Castagno, delle Città del Miele, delle Città del Pesce di Mare, dei Borghi del Pane… che si aggiungono a quelle, già note, che riuniscono Città del Vino, Città dell’Olio e Città del Tartufo per un totale complessivo di oltre 600 comuni italiani coinvolti.

Intanto, utilizzando il criterio incrociato dell’enoicità e della fruibilità turistica, Censis Servizi ha definito come “enoturistici” ben 59 distretti. Spesso si trovano all’interno delle già menzionate “Strade dei Vini e dei Sapori” italiane, primo esempio di modello organizzato di turismo enogastronomico che si articola su oltre 350 comuni e 3.500 aziende (suddivise tra cantine, oleifici, botteghe del tipico, aziende di produzione, ristoranti, trattorie, enoteche, alberghi, agriturismi e musei del vino e della civiltà contadina).

Lungo tutti questi itinerari nel 2001 si è mosso un pacifico esercito di oltre 14 milioni di turisti (il 59% stranieri), che hanno girato l’Italia alla scoperta dei vini e dei prodotti tipici. Un totale di 57 milioni di presenze, ci informano le rilevazioni del Secondo rapporto dell’Osservatorio sul turismo del Vino (redatto dall’ Associazione Città del Vino).

Accertato che il consumatore evoluto ricerca un prodotto in base alla sua relazione con il territorio, il paesaggio agrario attuale propone nuovi e antichi protagonisti: la ristorazione tradizionale, ma anche il vino autoctono (di cui far rifornimento andando a trovare il vignaiolo), i formaggi e i salumi tipici (preferibilmente acquistati nei luoghi di produzione), gli oli extra vergine derivati dalle cultivar rare e di più lontana storia (da comprare direttamente al frantoio).

E in questo paesaggio s’affacciano l’hotellerie de charme (sempre più diffusa in castelli e dimore storiche) così come le antiche tipologie dell’architettura rurale, in cui vanno riemergendo dal passato forme di ospitalità caratteristiche di differenti porzioni d’Italia: il baglio siciliano, la masseria pugliese, la corte padana...

Il “sistema cibo” punto nodale dell’accoglienza turistica
Quella che si dirama attraverso l’intera penisola è, dunque, una rete capillare che vede il “sistema cibo” al centro dell’accoglienza turistica ed anche della valorizzazione e della salvaguardia dei territori. Solo un’ingiusta dicotomia fra “agro- alimentare tipico” e “turismo culturale” ha fatto sì che fino ad ieri i due settori si siano mossi e “promossi” in modo autonomo, invece di trarre reciproco beneficio presentandosi congiuntamente.

Com’è giusto che sia, se non per altro almeno per un ovvio motivo: ovunque si trovi e in qualsiasi periodo dell’anno, qualunque turista non puņ occuparsi unicamente di interminabili mangiate e neppure aggirarsi senza sosta per musei, ammirare soltanto cattedrali e piazze e monumenti o far lunghe passeggiate… Ogni giorno, invece, anche il più goloso dei turisti si fa vincere da altre curiosità e dedica parte del suo tempo alla scoperta di tesori artistici e storici e paesaggistici; mentre anche il più colto e il più spirituale dei viaggiatori devono, obbligatoriamente, inserire nei loro programmi qualche intervallo da dedicare al cibo.

Ristorazione veloce oppure tranquilla, “fast food” oppure “slow food”? Naturalmente le contrapposte filosofie (di vita) si scontrano anche qui, perciņ i pasti possono essere più o meno rapidi e più o meno saporiti. Una cosa, perņ, è certa: quando non ci si limita a soluzioni banali o di omologazione alimentare (stesso panino + bibita a Perugia come a New York…) un buon pasto puņ nutrire anche culturalmente, introducendo in mille modi alla storia e alle tradizioni e alla vita quotidiana del territorio in cui viene consumato. Sfogliare lo straordinario, tangibile atlante del “buon paese” sedendosi alle sue tavole puņ così trasformarsi in un’esperienza interessante per la mente e non solo per la gola.

In ogni modo, secondo una recente indagine Astra-Demoskopea oggi i viaggiatori golosi sono più di 7 milioni. Si considerano a tutti gli effetti dei pionieri che «amano scoprire luoghi che non rientrano nei loro viaggi e vacanze abituali (90%), pretendono di mangiare e bere bene quando si spostano (78%), fanno una o due vacanze lunghe all’anno e numerosi viaggi brevi nei weekend». La ricerca li definisce «allegri, ottimisti, estroversi, curiosi, dinamici e innovativi». Non abbiamo motivo di dubitarne…

Riflettori sul turismo enogastronomico
A determinare l’esplosione del turismo enogastronomico è stato lo stupendo, indissolubile connubio fra il paesaggio italiano e la sua straordinaria generosità in fatto di vini ed altre eccellenze agro-alimentari. Ed è proprio a quest’intero sistema “turistico-gastronomico” dai solidi intrecci che Cibus Tour apre le sue porte, squadernando un’infinità di proposte avanzate da più parti e fortemente specializzata: le Strade dei Vini e dei Sapori, i Consorzi turistici e agroalimentari, gli Assessorati al Turismo e all’Agricoltura, le Comunità Montane, le Camere di Commercio e gli Enti di promozione e di sviluppo agricolo, le associazioni delle città, degli agriturismi e del biologico, le aziende turistiche ma anche artigianali, agricole e agro-industriali.

Un panorama ricco, articolato e variegato quant’altri mai. Per sintetizzare: il turismo enogastronomico afferma la peculiarità di un’offerta turistica che affida ai sensi la presentazione di un territorio; essere viaggiatori del gusto stimola «l’incontro sincero con il territorio e con i suoi abitanti» e arricchisce il viaggio di sensazioni e di piaceri concreti e appaganti.

E’ questo il fulcro dell’offerta turistica che “Cibus Tour” intende valorizzare attraverso spazi espositivi, aree didattiche, premi ed incentivi, strumenti di scambio e così via. Agli occhi dei visitatori, cinque i principali modi con cui il Salone accompagna e fa conoscere i profondi mutamenti che caratterizzano oggi le nostre relazioni con il territorio, il tempo libero, le abitudini alimentari. Italiani malgrado i nomi prevalentemente inglesi, affibbiati ormai sempre e in ogni circostanza seguendo una discutibilissima moda, sono

Esposizione — Un’ampia e vivacissima esposizione commerciale dell’offerta agro-alimentare tipica e biologica, organizzata in itinerari territoriali. Padroni di casa: dalle Comunità Montane alle Camere di Commercio, dagli assessorati all’agricoltura ai produttori, dagli artigiani ai consorzi turistici o di tutela dei prodotti, dagli empori del biologico ai negozi di delikatessen e così via.

Podium — E’ il palcoscenico da dove amministratori, produttori, tour operator e protagonisti dell’alimentare si mettono di fronte a taccuini e telecamere per illustrare i loro progetti e le loro proposte. E’ lo spazio delle idee, è il luogo in cui si svolgono meeting e conferenze, è la postazione in cui i giornalisti vengono a captare le novità.

Food Basket Show — Una qualificata vetrina dell’eno-gastronomia nazionale, per abbracciare con uno sguardo la sua impareggiabile offerta di prodotti tipici. E’ un susseguirsi di composizioni ciascuna con le tipicità alimentari di un percorso che si snoda tra frutti della terra, salumi, formaggi e tante altre specialità. E’ un’autentica passerella di panieri colmi di cose buone, un delizioso dizionario gastronomico dell’Italia. Ai visitatori professionali (ristoratori, titolari di negozi di gastronomia, responsabili acquisti del settore alimentare etc) offre l’occasione per scoprire nuovi prodotti, conoscere l’immagine del territorio, confrontare le differenti tipologie e cultivar di origine dei prodotti, capire come organizzare al meglio una “madia dei sapori” nel punto vendita.

Cibus Tour Exchange — Elemento che caratterizza l’internazionalità del Salone, termometro di un mercato in piena evoluzione, è la Borsa che fa incontrare le agenzie leader della domanda internazionale di turismo enogastronomico con i rappresentanti dell’offerta italiana esposta al Salone (nella scorsa edizione, al Cibus Tour Exchange furono presentati oltre cinquecento “pacchetti”).

City Tour — Neonata sezione di Cibus Tour, è lo spazio dedicato al turismo culturale in Italia.

City Tour all’italiana
Arte, cultura e cibo: ecco le tre leve del più avanzato marketing turistico, altrettanti ingranaggi dell’alleanza strategica fra saperi e sapori che si salda in una lunga teoria di città d’arte. Il turismo enogastronomico non è e non puņ essere auto-referenziale, infatti, e in Italia deve avere la capacità di coniugarsi con l’offerta di un patrimonio d’arte e cultura parimenti eccezionale.

Per dirlo con la “Karen Brown Guide”, la guida turistica più diffusa tra il pubblico medio-alto degli Stati Uniti d’America: nel nostro paese «per il gourmet c’è il miglior cibo del mondo», e «Il miracolo dell’Italia è che tutti questi tesori (gastronomici e culturali) sono raccolti in un Paese magnifico».

Su tale premessa nasce “City Tour”, spazio espositivo specializzato dedicato alle città d’arte e all’offerta racchiusa negli itinerari culturali dei mille centri storici sparsi lungo la Penisola. Il suo impegno è di far conoscere ad un pubblico sempre più vasto ciņ che la storia ha lasciato in ognuna di queste città: i musei, le feste tradizionali, le chiese, le piazze dove spesso il mercato ancora si svolge come nel medioevo…

“City Tour” porta sotto i riflettori della manifestazione gli itinerari dei tesori d’arte e di cultura anche enogastronomia dell’Italia, insieme a coloro che ne saranno fruitori e protagonisti: tour operator, agenzie di viaggio e «il pubblico sempre più vasto che chiede mete sempre più colte e preziose».

Per saperne di più:
Giovedì e venerdì riservato agli operatori professionali
Sabato e domenica aperto al pubblico
Orario: 10-20
Luogo: Fiere di Parma
Info: tel. 0521-9961 fax 0521-996270

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Rita Rutigliano


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