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Fernando Botero, biografia d'un artista - I

6 mar 2000

Fernando Botero nasce il 19 aprile 1932 a Medellin (Colombia), dove frequenta la scuola elementare e poi la scuola secondaria dei gesuiti. A 12 anni suo zio lo iscrive ad una scuola per toreri, dove rimarrà per due anni (la sua prima opera conosciuta è un acquerello raffigurante un torero).
A 16 già disegna le illustrazioni per i supplementi di "El Colombiano", il giornale più importante di Medellin. Giovanissimo, nel 1948 espone per la prima volta nella sua città natale. Risale al 1951, invece, la prima "personale": ha luogo a Bogotà, la capitale. Botero ricorda: «Fu molto apprezzata dagli intellettuali che mi pronosticarono un futuro brillante. Fu una grande iniezione di entusiasmo».

Nel 1952 si trasferisce appunto a Bogotà, e frequentando il caffè «Automatica» conosce alcuni personaggi dell'avanguardia colombiana (tra cui lo scrittore Jorge Zalamea, grande amico di Federico Garcìa Lorca). In agosto, con il quadro Sulla costa, vince il secondo premio al IX Salone degli Artisti Colombiani che si tiene alla Biblioteca Nazionale.

Ventenne, parte per l'Europa e raggiunge la Spagna. Dapprima è a Barcellona, in seguito a Madrid dove si iscrive all'Accademia San Fernando e "incontra" grandi del Museo del Prado: Velazquez e Goya, ma anche Tiziano e Tintoretto. Dopo un anno si trasferisce a Parigi. L'arte moderna non lo attrae: è disilluso dall'avanguardia francese, che tanto lo aveva affascinato in Colombia, e passa la maggior parte del suo tempo al Louvre studiando i quadri dei maestri antichi.

Alla fine dell'estate del '53 raggiunge l'Italia e, arrivato a Firenze, entra all'Accademia San Marco. Lavora come un artista del Rinascimento, copiando Giotto e Andrea del Castagno; va ad Arezzo a vedere i dipinti di Piero della Francesca, poi a Siena, a Venezia, a Ravenna e in altri centri artistici del nord Italia. I saggi di Berenson e le lezioni di Roberto Longhi aumentano il suo entusiasmo per l'arte rinascimentale.

Nel 1955 Botero rientra a Bogotà, con venti nuovi lavori realizzati durante il suo soggiorno in Italia. Due mesi dopo organizza, nella Biblioteca Nazionale, un'esposizione delle opere fiorentine. Non ha non ha successo, però: i critici, sensibili soltanto alle tendenze artistiche predominanti nelle gallerie di Parigi, reagiscono con giudizi molto severi.


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