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«Il mondo di Fernando Botero» in mostra a Torino - I

6 mar 2000

Torino - «Il mondo di Fernando Botero» approda a Torino, che fino al 4 giugno avrà "l'onore, la fortuna e il piacere" (così si è espresso Giampiero Leo, assessore regionale alla cultura) di ospitare l'omonima esposizione dedicata al pittore colombiano, considerato uno degli artisti contemporanei più noti ed apprezzati dal grande pubblico. Importante e bellissima, magnificamente allestita nella cornice dello storico Palazzo Bricherasio, la rassegna inaugurata il 2 marzo è un evento di spicco nel calendario artistico-culturale nazionale. Come ha spiegato egli stesso, «forse è la mostra più completa mai fatta in Italia» (i "pezzi" sono datati fra il 1949 e l'anno scorso) per l'artista i cui lavori sono immediatamente riconoscibili per i generosi volumi che caratterizzano i suoi soggetti.

Ed è anche - almeno per gli europei - un'occasione davvero unica per approfondire la conoscenza di uno degli interpreti dell'arte del Novecento, ammirando dal vivo il corpus completo costituito da 119 opere (disegni, sculture e dipinti, 22 dei quali inediti) appartenenti alla collezione privata del Maestro. Dopo il soggiorno nel capoluogo piemontese, infatti, nel prossimo autunno la collezione sarà smembrata: buona parte di questi capolavori sarà donata dall'autore a due fra i più notevoli musei della Colombia, il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Bogotà e il Museo d'Arte Moderna di Medellin.

«La prima riflessione di un profano di fronte ai quadri di Botero è di una festosa complicità. Si entra volentieri nelle sue case, si fa volentieri amicizia con i suoi personaggi paffuti; ci si siede, si guarda, si è presi dalla voglia di sorridere». Queste parole di Dacia Maraini paiono perfettamente adeguate per introdurre (come in effetti fanno, campeggiando accanto all'ingresso della prima sala espositiva) a circa mezzo secolo d'arte di Fernando Botero: ormai noti al grande pubblico, i protagonisti delle sue tele sono donne ed uomini "over size", fuori misura, nati da una rivisitazione della pittura popolare e naif e dipinti (o scolpiti) con surreale ironia.

Il suo è un mondo "extra large" «figurativo e personale, come deve essere». I soggetti sono ricordi del paese d'origine, «le corride, le architetture di Medellin, i preti dagli abiti colorati che percorrevano le strade». Uomini e donne dallo sguardo fermo che non esprimono particolari sentimenti, «non provano gioia né dolore, hanno lo sguardo perso nel vuoto o strabico, non battono le ciglia, vedono senza vedere». . Calma e quiete paiono le parole d'ordine di Fernando Botero: un mondo senza scossoni, senza contrasti, senza conflitti, senza movimento. «A rompere la monotonia di tonalità» - si legge nell'introduzione alla mostra - "appaiono e scompaiono oggetti diversi: lampadine, mozziconi di sigaretta, mosche".


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