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Rita Rutigliano
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Souvenir esotici? No, Grazie...
Pubblicato su “Consumatori” nel dicembre 1996

Non fatevi incantare da tutto ciò che vi offrono nei luoghi di villeggiatura. E’ dilagante, infatti, il commercio illegale di animali protetti, gioielli o manufatti non consentiti dalla legge: un giro di affari di 20 miliardi di dollari l’anno, il terzo business al mondo dopo droga e armi. Ecco la guida al «non acquisto» suggerita dal Wwf

Marocco, Kenia, Thailandia, Caraibi... Pensate di trascorrere al sole di località esotiche le vacanze di fine anno, e come molti turisti amate tornare in patria con qualche ‘ricordo’ dei luoghi visitati? Allora ecco per voi una breve guida al “non acquisto” di souvenir, stilata sulla scorta di un vademecum preparato dal Wwf.

Si tratta, in particolare, di evitare il rischio che la vacanza si trasformi in un'occasione per acquistare uccelli, borse e portafogli di coccodrillo o serpente, gioielli in corallo o soprammobili in avorio. La piccola guida ci ricorda, infatti, che un quarto del commercio di specie selvatiche e loro derivati è illegale, e costituisce il terzo “business” al mondo per giro di affari (20 miliardi di dollari l'anno) dopo quello di droga ed armi.

Per dirla con qualche esempio, e con le cifre: grazie a questo commercio illegale nelle case di americani, europei e giapponesi entrano ogni anno 5 milioni di uccelli, 6 milioni di rettili, 50 milioni di manufatti di pelli di rettile e 2.000 tonnellate di corallo.

La ricerca di un souvenir esotico, perciò, contribuisce non poco a danneggiare l’ambiente naturale al quale viene sottratto. Ma non basta, perché tutto ciò rischia di costar caro anche in altro modo: al rientro dalle vacanze potreste avere la sgradita sorpresa di vedervi sequestrare l’oggetto (o l’animale) che avete portato con voi, e di dover pagare multe salate.

Che fare, dunque, per scansare entrambi i pericoli? Ecco i consigli del Wwf, che abbiamo ripartito in sintetici capitoli relativi a diversi punti della mappa terrestre.

Comportiamoci da «ecoturisti»

Zone mediterranee: in Spagna, il Wwf invita a non fare foto con piccoli di scimpanzè e cuccioli di tigre; in Grecia, invece, i turisti dovranno evitare di comprare oggetti in tartaruga o in avorio.

Turchia: da queste parti il più problema più grave è la vendita, nei “mercatini”, di uccelli imbalsamati e di tartarughe e camaleonti vivi o anche di uccelli da preda catturati dai cacciatori. Va da sé che, per non incrementare il commercio illegale, è meglio non lasciarsi tentare da tal genere di ‘articoli’.

Marocco: acquistando strumenti musicali e souvenir realizzati con gusci di tartaruga si contribuisce alla estinzione di questi animali marini. Attenzione, in particolare, al mercato di Tangeri: è il più fornito di souvenir illegali.

Kenia: in questo paese africano sono proibiti l'acquisto di corallo e l'esportazione di oggetti fatti con le zanne di elefante e di rinoceronte.

Zimbabwe: no a braccialetti ed oggetti varii in avorio, realizzati con le zanne di elefante: li si può comprare sul luogo, ma possono essere confiscati al ritorno.

Sud Africa: evitare l’acquisto di oggetti da collezione realizzati in avorio o con la flora locale.

Isola di Reunion: vengono messi in vendita souvenir realizzati con gusci di tartaruga o zuppe di tartaruga, proibite dalla convenzione internazionale su flora e fauna in estinzione.

India: per non mettere in pericolo l’antilope tibetana in via d’estinzione, anche se siete piuttosto danarosi e patite il freddo dell’inverno europeo sappiate rinunciare alle sciarpe di shah toosh (un tessuto simile al cachemire): per realizzare una sola sciarpa, che può costare fino a 20 milioni, vengono uccisi tre animali.

Sri Lanka: non lasciatevi tentare da braccialetti, orecchini e fermagli realizzati con il guscio delle tartarughe marine.

Thailandia: è a rischio l'orchidea selvatica. Via libera, invece, per le orchidee di serra.

Malesia: alcune specie di farfalle sono protette, ed è proibito acquistarle.

Indonesia: uccelli del paradiso impagliati, tartarughe marine, pelli di serpente e di lucertola non sono commerciabili. Non cercate, pertanto, di infilarli nella vostra valigia...

Messico: è rigorosamente vietato il commercio di pappagalli protetti, tartarughe marine e orchidee.

Caraibi: no ad acquisti di gusci ed olio di tartaruga. In molte isole è protetto anche il corallo nero.

Hong Kong: nella megalopoli cinese sono in vendita oggetti che non possono essere importati nella maggior parte dei paesi. Ad esempio avorio, denti di ippopotamo e prodotti di medicina cinese preparati con animali appartenenti a specie in via di estinzione.

Rita Rutigliano


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