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Rita Rutigliano
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Giulio Bizzozero alternò alla ricerca l’impegno sociale
Scienziato & gentiluomo

Pubblicato sul “Corriere Medico” del 27-28 febbraio 1990 insieme a "Una lezione del Maestro in diretta dal passato"

Riprodotte in un volume 76 tavole disegnate dal padre dell’istologia italiana da poco riportate alla luce, di grande valore nella storia delle scienze biomediche

"È pura finzione politica l'asserire che dinanzi alla malattia e alla morte siamo tutti eguali. È un pezzo che le statistiche hanno accertato che fra i poveri la mortalità è assai più forte, fin del triplo, che fra gli agiati". Oppure: "Quando si tratta di bonificare terreni malarici, di costruire ospedali, di migliorate le condizioni igieniche dei quartieri operai, allora l'erario è esausto, allora si grida ai quattro venti la necessità di ricorrere a nuove imposte (…), ma nel tempo stesso si trovano e si profondono milioni per fare più teatralmente pomposa un'incoronazione, o per ricostruire i palazzi dei parlamenti, o per imporre a colpi di cannone il proprio protettorato a popoli che si vogliono sfruttare a benefizio di pochi affaristi".

Siamo negli anni a cavallo fra la fine del secolo scorso e l'inizio dell'attuale [il 1900, ndr], anni in cui l'impegno "sociale" dei governi succedutisi dopo l'unificazione d'Italia è assai scarso (la situazione sanitaria, ad esempio, è decisamente arretrata) e parallelamente si destinano grosse fette del bilancio nazionale a spese non utili per la collettività o all'avviamento della politica coloniale in terra d'Africa. Queste gravi parole di pesante denuncia echeggiano nell’aula severa dei Parlamento del Regno, pronunciate senza mezzi termini da Giulio Bizzozero, giovane senatore che anche in tale sede - come, in occasione della sua morte prematura e improvvisa, riconobbe il prefetto senatore Guiccioli - "coll'azione sempre efficace contribuì ad introdurre in parecchie nostre leggi provvedimenti preziosi pel benessere generale e per migliorare le tristi condizioni dì coloro che soffrono".

Animatore di iniziative scientifiche e sociali nell'Italia della seconda metà dell'800, Giulio Bizzozero è però anche scienziato di vaglia, ritenuto il padre dell'istologia italiana nonché uno dei più significativi precursori della medicina preventiva. A lui dobbiamo fra l'altro la scoperta della funzione delle piastrine (così "battezzate" da Bizzozero) e dell'origine dei globuli rossi dal midollo osseo, gli studi sulle capacità rigenerative dei tessuti (che ogni medico conosce, avendo studiato sui testi universitari che - "secondo la classificazione di Bizzozero" - i tessuti si dividono in "labili, stabili e perenni"), sulla struttura del connettivo, sull'origine infettiva della tubercolosi (poi dimostrata da Koch nel 1882), sulla flogosi; e la descrizione del processo della fagocitosi (anch'esso poi dimostrato nel 1882, da Metchnikoff).

Nato a Varese nel 1846, quando (a soli vent'anni) si laureò a Pavia Bizzozero aveva già pubblicato diversi lavori scientifici su ricerche di istologia normale e patologica, che nell'anno seguente approfondì frequentando all'estero i laboratori dei più famosi patologi-istologi del tempo (come Virchow a Berlino o Frey a Zurigo). Subito dopo, malgrado l'ostilità di buona parte dei più anziani docenti pavesi, a 21 anni fu nominato professore incaricato di Patologia Generale ed ebbe colleghi e allievi destinati a diventare famosi: tra questi Golgi, poi premio Nobel per la medicina nel 1906. Passano pochi anni e, dopo aver vinto la cattedra di docente di Patologia Generale, nel 1873 giunge a Torino (del cui Ateneo diventerà rettore a 40 anni).

All'epoca la facoltà di Medicina dei capoluogo piemontese si era costruita, nel giro di pochi lustri, una solida fama non solo in Italia: qui operavano illustri docenti positivisti, stranieri o reduci da studi compiuti all'estero, e in questo clima di notevole fervore scientifico e di ricerca pura ed applicata Bizzozero non poteva che trovarsi a suo agio e diventare — insieme ad Arturo Graf, Edmondo De Amicis, Pietro Giacosa — uno dei più prestigiosi esponenti dei movimento noto come "Socialismo filantropico dei professori".

Si dedicò perciò alacremente sia alla ricerca sia all'attività didattica: numerosi fra i suoi allievi divennero a loro volta capiscuola in varie sedi italiane, tanto che - scrisse uno di loro, Benedetto Morpurgo - il suo laboratorio di Patologia generale divenne "l'Officina scientifica più accreditata d'Italia ed il vivaio più ricco di ricercatori e di maestri. Da quelle modeste stanze partì una lunga serie di nuovi insegnanti non solo di Patologia, ma anche delle più diverse materie della medicina". Intanto, per le sue ricerche, Bizzozero diventa noto a livello internazionale e si fa figura che "ha delimitato e caratterizzato un'era nella storia delle scienze mediche in Italia" (Golgi).

Tutto ciò non gli fa però trascurare un notevole impegno in campo sociale, anche in senso divulgativo, come testimoniano gli articoli sulla "Gazzetta dei Popolo", con cui tende ad informare la popolazione e a creare una minima base di cultura in tema dì medicina preventiva.
Tra i risultati dì questo suo vigoroso impegno per la salute pubblica si possono contare, nella sola Torino, numerosi esempi di iniziative da lui promosse e realizzate: il Laboratorío di Igiene, la rete idrica e fognaria, l'Ospedale Amedeo di Savoia per le malattie infettive, i Bagni Municipali.

Non meno fertile la sua opera di docente, condotta con grande rigore. Ce ne restano valide testimonianze: primo ad introdurre l'insegnamento dell'istologia come corso autonomo e l'insegnamento dell'istologia patologica come parte essenziale del corso di Patologia generale, ci ha lasciato i due volumi del "Corso dì Istologia normale" (il primo pubblicato in Italia) e le "Lezioni di Patologia generale", che già nella prima edizione (Torino, 1872-73) tratta la Patologia in un modo rivoluzionario per quei tempi, cioè come scienza basata su ricerche sperimentali e sull'osservazione al microscopio dei processi patologici. Suo, inoltre, il "Manuale di microscopia clinica, con aggiunte riguardanti l'uso dei microscopio nella medicina legale", che fu stampato in cinque edizioni, fu la guida di generazioni di medici ed ebbe l'onore "unico anziché raro, per un libro nostrano di scienza" di essere tradotto in diverse lingue…

Rita Rutigliano


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