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Rita Rutigliano PORTFOLIO |
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| Palazzo Carignano: un gioiello conteso Pubblicato su Opere, n° 4/1992, questo articolo - corredato da un box fa parte di una serie dedicata al palazzo torinese I lavori di restauro dagli anni 70. Il ruolo di Regione, Soprintendenza, Museo del Risorgimento. E gli Istituti che attualmente alloggiano nel Palazzo?
Torino, estate 1992: il Palazzo Carignano, custode di tante memorie storiche dell'Italia e gioiello di fastosa bellezza incastonato nel cuore
della città, si trova ancora una volta al centro di qualche più o meno marcata nota polemica. Cos'è accaduto?
I mass media cittadini registrano lo "stupore" della Regione Piemonte per non esser stata invitata a questo appuntamento. Nulla di più che una dimenticanza? Una piccola "gaffe"? Probabilmente. Intanto, però, l'occasione fornisce esca a voci di una "discussione" fra la Regione (cui, da anni, il Demanio ha affidato l'intero complesso) e i due maggiori inquilini del Palazzo, ovvero la Sovrintendenza e il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Oggetto del contendere sarebbero in particolare i circa 2000 metri quadrati di spazi ricavati sotto il cortile del Palazzo Carignano e sotto la piazza Carlo Alberto: è qui che (entro il 1993) verrà aperto il nuovo spazio polifunzionale, un salone capace di 400 posti e destinato a manifestazioni culturali, convegni, mostre, iniziative di vario genere. Per appurare come stanno in realtà le cose, quanto c'è di vero nella "polemica" estiva, nel prossimo numero di "Opere" cederemo la parola ai protagonisti della vicenda. Prima, però, riteniamo utile provare a ricostruirne gli antefatti riassumendo i capitoli più recenti della "storia infinita" che riguarda l'edificio. Siamo a questo punto quando un articolo apparso su "La Stampa" rende noti i fatti alla pubblica opinione, denunciando a chiare lettere lo stato di abbandono in cui versa l'antica dimora principesca, il cui atrio barocco è tra l' altro diventato rifugio di tossicodipendenti. In seguito a ciò, dopo la convocazione del Consiglio Regionale in cui ha sostenuto che la denuncia è giusta e la situazione è inaccettabile il presidente Aldo Viglione chiede al Ministero delle Finanze (responsabile dei Beni demaniali) di affidare alla Regione Piemonte la cura del Palazzo Carignano. L' OK ministeriale giunge infine nel 1981, e immediatamente dopo la Regione avvia una prima serie di interventi urgenti: mentre fanno finalmente la loro comparsa un custode e le inferriate agli ingressi, si finanziano opere per aspetti di particolare gravità (ad esempio la sistemazione dei tetti). Si arriva così a metà dgli anni 80, e ai finanziamenti da parte del FIO (Fondo Investimenti Occupazione). Per iniziativa dell'amministrazione regionale e d'intesa con il Ministero dei lavori pubblici, si decide di presentare un progetto specifico su Palazzo Carignano e la sua ristrutturazione, nell'ambito del progetto di recupero delle Residenze sabaude: si punta, insomma, ad un suo rilancio globale Il progetto regionale, elaborato dall'architetto Andrea Bruno, ottiene un corposo finanziamento di circa 27 miliardi (in più 'tranches') e nel 1986 si cominciano i lavori.(curati e diretti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche, realizzati dall'impresa Guerrini). Mentre i lavori proseguono Sandra Pinto, sovrintendente ai beni artistici e storici del Piemonte, chiede ed ottiene dal suo ministero ulteriori finanziamenti che impiega per restauri al piano terreno del Palazzo Carignano. Ancora, la Consulta per i beni culturali finanzia il restauro della Sala del Parlamento Italiano e la Regione finanzia la costruzione della scala che consente al pubblico di poterla vedere (vedi box). La non facile impresa di cui la Regione si è fatta carico, ricevendo in consegna la responsabilità del Palazzo Carignano, è però resa ancor più complicata dal fatto che l'edificio è occupato da numerosi organismi pubblici e privati: Museo nazionale del Risorgimento, Soprintendenza piemontese ai Beni artistici e storici, Deputazione Subalpina di storia patria, Facoltà di geologia, Club Turati, Unione Culturale, Movie Club. Secondo i termini della concessione, la Regione Piemonte può -fatti salvi la destinazione a Museo del Risorgimento e il rispetto di eventuali esigenze per usi governativi- proporre ad alcuni di tali organismi delle sedi alternative: se l'offerta viene accettata, gli spazi resi liberi sono a disposizione dell'amministrazione regionale (che allora contava di fare del palazzo una sua prestigiosa sede museale e di rappresentanza). Per ora, ad aver accettato di "sloggiare" dal Palazzo Carignano è stato soltanto l'Istituto di Geologia: insieme a quello di Mineralogia, con il quale forma il Dipartimento universitario di Scienza della Terra, si trasferirà in corso Massimo d'Azeglio nell'ex sede dell'Istituto Galileo Ferraris (a sua volta destinato a trasferirsi in Strada delle Cacce). La ristrutturazione del "Galileo Ferraris" è in corso, tuttavia poichè non sono ancora stati trovati tutti i finanziamenti necessari per completare la sistemazione dell'edificio per il momento il trasloco dell'Istituto di Geologia è rinviato. A traslocare, giustamente indirizzate ad arricchire il vicino Museo di Scienze Naturali, saranno le sue collezioni e quelle di Paleontologia. Rita Rutigliano |
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