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Rita Rutigliano
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Palazzo Carignano: un gioiello conteso
Pubblicato su “Opere”, n° 4/1992, questo articolo - corredato da un box – fa parte di una serie dedicata al palazzo torinese

I lavori di restauro dagli anni ’70. Il ruolo di Regione, Soprintendenza, Museo del Risorgimento. E gli Istituti che attualmente alloggiano nel Palazzo?

Torino, estate 1992: il Palazzo Carignano, custode di tante memorie storiche dell'Italia e gioiello di fastosa bellezza incastonato nel cuore della città, si trova ancora una volta al centro di qualche più o meno marcata nota polemica. Cos'è accaduto?

Il 14 luglio la Soprintendenza ai Beni artistici e storici del Piemonte (la cui sede è ospitata dall'antico edificio guariniano) invita i giornalisti ad un incontro in cui vengono passati in rassegna i lavori di restauro alla struttura monumentale che tra l'altro — come ricorda il cartiglio bronzeo apposto sulla facciata della piazza che dal Palazzo prende il nome — ha visto i natali del re d'Italia Vittorio Emanuele II.
NUOVO LOOK PER
PALAZZO CARIGNANO

Nuovo 'look' per Palazzo Carignano, per restituirgli appieno la dignità di monumento nazionale d'alto valore storico e insieme di gioiello della architettura barocca piemontese.
Negli ultimi anni è stato sottoposto a notevoli interventi di restauro, altri sono in corso ed altri ancora sono previsti. Ecco, in sintesi, il quadro di quanto è già stato fatto.

I mass media cittadini registrano lo "stupore" della Regione Piemonte per non esser stata invitata a questo appuntamento. Nulla di più che una dimenticanza? Una piccola "gaffe"? Probabilmente. Intanto, però, l'occasione fornisce esca a voci di una "discussione" fra la Regione (cui, da anni, il Demanio ha affidato l'intero complesso) e i due maggiori inquilini del Palazzo, ovvero la Sovrintendenza e il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Oggetto del contendere sarebbero in particolare i circa 2000 metri quadrati di spazi ricavati sotto il cortile del Palazzo Carignano e sotto la piazza Carlo Alberto: è qui che (entro il 1993) verrà aperto il nuovo spazio polifunzionale, un salone capace di 400 posti e destinato a manifestazioni culturali, convegni, mostre, iniziative di vario genere.

Per appurare come stanno in realtà le cose, quanto c'è di vero nella "polemica" estiva, nel prossimo numero di "Opere" cederemo la parola ai protagonisti della vicenda. Prima, però, riteniamo utile provare a ricostruirne gli antefatti riassumendo i capitoli più recenti della "storia infinita" che riguarda l'edificio.

Partiamo dagli anni 70, anni in cui il suo processo di decadimento di ha raggiunto livelli più che preoccupanti e pare inarrestabile. Per averne un'idea bastano poche righe del volume in cui, recentemente, Maria Grazia Cerri (fino al 1982 sovrintendente ai Beni architettonici e ambientali del Piemonte) ha analizzato "Palazzo Carignano. Tre secoli di idee, progetti, realizzazioni". Si legge, dunque, a pagina 150: "A partire dal '70 torna a manifestarsi, in maniera sempre più drammatica, il problema delle coperture. Piove da ogni parte: sul grande soffitto che copre il salone del Parlamento Italiano, su tutta la metà meridionale del Palazzo (...). Nel settembre '74 cadono frammenti di marmo e pezzi di cotto dalla facciata su piazza Carlo Alberto e altri dalla facciata seicentesca. A detta dei responsabili del Museo del Risorgimento "permane il problema più grave che è il rifacimento delle strutture che coprono l'aula (...) del Parlamento italiano, le quali sono, specie nelle parti lignee, fatiscenti". (...) le deplorevoli condizioni del monumento vengono segnalate anche da scolaresche in visita: "La sporcizia regna sovrana e l'odore costringe alla fuga. Ci offriamo di venire a fare le pulizie necessarie purchè ci forniscano le scope". Il direttore del Museo del risorgimento lamenta la mancanza di personale e l'inadeguatezza dei servizi igienici. Afferma inoltre che "la storica scala del Guarini (...) è stata più di una volta lordata di escrementi umani che, data la struttura dei locali, filtrano poi nei corridoi del museo stesso. Un professore della Florida State University, che da dieci anni è solito portare a Torino in visita i propri studenti, si dichiara stupito che lo scalone d'onore, "il più bello non solo d'Italia ma d'Europa (...) sia diventato una specie di cloaca maxima per i gatti e cani randagi". E così via elencando.

Siamo a questo punto quando un articolo apparso su "La Stampa" rende noti i fatti alla pubblica opinione, denunciando a chiare lettere lo stato di abbandono in cui versa l'antica dimora principesca, il cui atrio barocco è tra l' altro diventato rifugio di tossicodipendenti. In seguito a ciò, dopo la convocazione del Consiglio Regionale — in cui ha sostenuto che la denuncia è giusta e la situazione è inaccettabile — il presidente Aldo Viglione chiede al Ministero delle Finanze (responsabile dei Beni demaniali) di affidare alla Regione Piemonte la cura del Palazzo Carignano. L' OK ministeriale giunge infine nel 1981, e immediatamente dopo la Regione avvia una prima serie di interventi urgenti: mentre fanno finalmente la loro comparsa un custode e le inferriate agli ingressi, si finanziano opere per aspetti di particolare gravità (ad esempio la sistemazione dei tetti).

Si arriva così a metà dgli anni 80, e ai finanziamenti da parte del FIO (Fondo Investimenti Occupazione). Per iniziativa dell'amministrazione regionale e d'intesa con il Ministero dei lavori pubblici, si decide di presentare un progetto specifico su Palazzo Carignano e la sua ristrutturazione, nell'ambito del progetto di recupero delle Residenze sabaude: si punta, insomma, ad un suo rilancio globale Il progetto regionale, elaborato dall'architetto Andrea Bruno, ottiene un corposo finanziamento di circa 27 miliardi (in più 'tranches') e nel 1986 si cominciano i lavori.(curati e diretti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche, realizzati dall'impresa Guerrini). Mentre i lavori proseguono Sandra Pinto, sovrintendente ai beni artistici e storici del Piemonte, chiede ed ottiene dal suo ministero ulteriori finanziamenti che impiega per restauri al piano terreno del Palazzo Carignano. Ancora, la Consulta per i beni culturali finanzia il restauro della Sala del Parlamento Italiano e la Regione finanzia la costruzione della scala che consente al pubblico di poterla vedere (vedi box).

La non facile impresa di cui la Regione si è fatta carico, ricevendo in consegna la responsabilità del Palazzo Carignano, è però resa ancor più complicata dal fatto che l'edificio è occupato da numerosi organismi pubblici e privati: Museo nazionale del Risorgimento, Soprintendenza piemontese ai Beni artistici e storici, Deputazione Subalpina di storia patria, Facoltà di geologia, Club Turati, Unione Culturale, Movie Club. Secondo i termini della concessione, la Regione Piemonte può -fatti salvi la destinazione a Museo del Risorgimento e il rispetto di eventuali esigenze per usi governativi- proporre ad alcuni di tali organismi delle sedi alternative: se l'offerta viene accettata, gli spazi resi liberi sono a disposizione dell'amministrazione regionale (che allora contava di fare del palazzo una sua prestigiosa sede museale e di rappresentanza).

Per ora, ad aver accettato di "sloggiare" dal Palazzo Carignano è stato soltanto l'Istituto di Geologia: insieme a quello di Mineralogia, con il quale forma il Dipartimento universitario di Scienza della Terra, si trasferirà in corso Massimo d'Azeglio nell'ex sede dell'Istituto Galileo Ferraris (a sua volta destinato a trasferirsi in Strada delle Cacce). La ristrutturazione del "Galileo Ferraris" è in corso, tuttavia — poichè non sono ancora stati trovati tutti i finanziamenti necessari per completare la sistemazione dell'edificio — per il momento il trasloco dell'Istituto di Geologia è rinviato. A traslocare, giustamente indirizzate ad arricchire il vicino Museo di Scienze Naturali, saranno le sue collezioni e quelle di Paleontologia.
Ma per fare il punto su attualità e prospettive di Palazzo Carignano, sui progetti in cantiere per il suo futuro, vi diamo appuntamento al numero 5 della nostra rivista.

Rita Rutigliano


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