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Rita Rutigliano
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6 interrogativi sul problema dell'osteoporosi
Pubblicato su "Cibus" n° 2/1995, faceva parte di un unico ampio servizio.
Gli altri articoli:
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- L'osteoporosi: parole e numeri

"6 interrogativi sul problema dell'osteoporosi" sono stati, nel maggio scorso, al centro del convegno medico nazionale realizzato a Torino dalla Fondazione piemontese per l'osteoporosi (con la collaborazione dell'assessorato regionale alla sanità e all'insegna del motto "informare per prevenire, per una terza età più serena").
Tra i quesiti all'ordine del giorno, le cui risposte erano affidate alle relazioni di altrettanti specialisti, ce n'era uno che sicuramente interesserà i lettori di "Cibus": in che modo l'igiene di vita (attività fisica, alimentazione, fumo) può influenzare il rischio di fratture? Secondo Fabrizio Fabris — professore ordinario di geriatria del cui intervento sintetizziamo alcuni punti — "sull'entità della perdita di massa ossea negli anziani agiscono negativamente eventuali abitudini alimentari e di vita scorrette, specie se contratte in età giovane-adulta". Importanti fattori di rischio dell'osteoporosi senile sono "l'alimentazione povera di calcio e di vitamina D, la ridotta attività fisica ed il fumo, in quanto condizionano il raggiungimento di bassi valori di massa ossea nei primi quarant'anni di vita": "i soggetti che sviluppano una minore mineralizzazione in età giovanile presentano una perdita ossea più precoce e più marcata con l'invecchiamento".

Lo dimostra un'indagine retrospettiva condotta su anziani 'istituzionalizzati' vissuti in giovane età in ambiente urbano, nella quale si è osservata "una più alta incidenza di fratture (44.1% contro il 27.9%) rispetto ad un gruppo di controllo vissuto in ambiente montano, con uno stile di vita più attivo ed una più elevata assunzione alimentare di calcio fin dai primi anni di vita". Aggiunge il prof. Fabris: "un adeguato apporto di calcio e di vitamina D sono importanti non solo in età giovanile, ma anche nell'età postmenopausale e senile, quando le carenze dietetiche son molto comuni": una recente indagine americana tra ultrasettantenni ha evidenziato il 16% di individui sottopeso nella fascia d'età 70-79 anni, che diventavano il 23.8% tra chi aveva superato gli 80. In particolare, nel 28% dei casi l'apporto di calcio era decisamente inferiore al livello raccomandato, che per altro (come si evince da un'altra indagine) negli Stati Uniti non viene raggiunto dal 75% delle donne e dal 60% degli uomini adulti-anziani. Altrettanto carente, negli anziani, risulta l'assunzione alimentare di vitamina D; e le difficoltà di un adeguato bilancio vitaminico sono poi accresciute da una serie di cause, tra le quali quelle dovute alla scarsa esposizione alla luce solare.

Comunque, oltre al ridotto apporto alimentare di calcio e di vitamina D "sul calo della massa ossea che si verifica con l'invecchiamento incidono anche altri fattori, quali la mancanza di esercizio fisico ed una massa muscolare ridotta. Quindi, un'efficace prevenzione dell'osteoporosi deve comprendere anche il regolare svolgimento di attività fisica": una pratica che, "migliorando la mineralizzazione ossea e l'abilità motoria con riduzione del rischio di cadute", in ultima analisi svolge un rilevante effetto protettivo nei confronti delle fratture.
Quanto al fumo, "è concordemente riconosciuto fattore di rischio di osteoporosi e pertanto di fratture". In proposito, soltanto un paio di dati per chiarirci le idee e magari decidere di cambiare abitudini: "in donne che fumano 20 sigarette al giorno fin dall'età giovane-adulta, al momento della menopausa è stato dimostrato un deficit del 5-10% di densità minerale ossea rispetto alle non fumatrici", e un altro studio (durato 16 anni) ha permesso di osservare che "il fumare in quantità elevata raddoppia la perdita di massa ossea in entrambi i sessi".

Rita Rutigliano


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