Dentiere, termometri, elettrocardiografi dell800
Anche in campo medico-chirurgico, gli strumenti di lavoro" possono essere considerati importanti veicoli di conoscenza delle epoche passate. Questa la premessa su cui si basa un'iniziativa di "ricognizione" avviata in Piemonte, dove dalla collaborazione tra l'Accademia di Medicina di Torino e dagli assessorati regionali alla Sanità e ai Beni culturali ha preso le mosse una ricerca finalizzata ad ottenere dati quali-quantitativi sui "ferri del mestiere" e sull'antica scienza medica disseminati presso gli ospedali subalpini dipendenti dalle Usl.
In 66 nosocomi è stato dunque realizzato un censimento che, scovando i "beni culturali della sanità", nel suo dipanarsi consente i ricostruire significativi momenti della storia della medicina e pertanto della società in cui viene esercitata. Da cantine e solai, da bui sotterranei e polverose soffitte degli ospedali è riemerso un autentico tesoro di "memorie del tempo che fu": antiche tavole anatomiche, strumenti chirurgici dal Seicento ad oggi, sedie da parto in uso due secoli fa, protesi dentarie del Settecento, un elettrocardiografo dell'Ottocento e poi termometri, attrezzature oculistiche ed altri oggetti vari.
Centinaia di "pezzi", assai meno però di quanto si aspettasse l'equipe di "investigatori" che ha proceduto ai sopralluoghi (quattro medici, coordinati da Fulvia Vignotto e Marco Galloni): "In molti casi", dicono, "ci siamo dovuti limitare a raccogliere le testimonianze di quello che c'era ed è stato buttato via come ferrovecchio, in altri abbiamo trovato pezzi di grande valore abbandonati in condizioni di facile deterioramento". Varii altri pezzi, infine, sono invece stati raccolti e conservati da collezionisti privati ed ora risultano anch'essi censiti e schedati.
Se inferiore alle aspettative è stato il raccolto di oggetti legati all'esercizio della medicina, straordinariamente abbondante si è rivelato quello di beni artistici, documentari e archivistici. Citiamo, tanto per fare un paio di esempi, i 30.000 volumi antichi raccolti nell'ospedale Mauriziano e gli oltre 6.000 conservati nell'ex manicomio di Collegno. Difficile dar conto, poi, di armadi d'epoca, cassepanche e casseforti, arazzi, busti, argenterie, pergamene, candelabri, brocche ed altri oggetti d'arte. Tanti, tantissimi: un immenso patrimonio, dal 1228 ai tempi più recenti, che va anch'esso salvaguardato.
La ricerca, infine, ha gettato uno sguardo pure sui "beni architettonici": non meno importanti, dal momento che "esaminando la struttura dei diversi ospedali è possibile risalire ai modi in cui si concepivano la sanità, l'igiene e l'assistenza nei tempi passati".