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Lo “scrinium cardinalis” a Palazzo Reale
22 set 2004

Torino — Un tesoro d’inestimabile valore, testimonianza della vita del suo legittimo ed illustre proprietario, ma anche di tempi remoti. Risale infatti al medioevo lo “Scrinium cardinalis” che, fino al 14 novembre, può essere ammirato nel Salone degli Svizzeri del Palazzo Reale di Torino (Piazzetta Reale 1).


L’oggetto in questione è un cofano di notevoli dimensioni, in cui è idealmente racchiuso un prezioso bagaglio di storia e di memoria che accompagna il pubblico in un viaggio alla riscoperta del cardinale Guala Bicchieri (Vercelli 1160 circa, Roma 1227).

Prima di inoltrarci nella visita virtuale della mostra, è importante indugiare per un attimo nell’illustrare sia pur per sommi capi la figura di Guala Bicchieri che, in virtù della sua particolare capacità diplomatica, è stato definito “un Richelieu del Duecento”.

Nato a Vercelli, entrò nella comunità canonicale di Sant'Eusebio nel 1187 e negli anni successivi viaggiò a Roma e a Bologna per perfezionare la sua cultura giuridica. Nel 1205 fu nominato cardinale da papa Innocenzo III, che gli affidò importanti e delicate missioni politico-diplomatiche alle corti di Francia e d'Inghilterra. Fu reggente della corona inglese durante la minore età di Enrico III e nel1216 appose il suo sigillo sullaRatifica della Magna Charta, ora conservata a Durham, nel Regno Unito.

Nel corso di lunghi soggiorni nell'Europa settentrionale, Guala Bicchieri raccolse uno splendido tesoro di oreficerie e di libri miniati e nel 1219, in omaggio alla sua città natale, pose la prima pietra della basilica di Sant’Andrea di Vercelli, uno dei più interessanti e suggestivi monumenti del primo gotico italiano (è considerata, insieme alla basilica di Assisi, il più bell’esempio italiano di gotico francese).

Il cofano ora in mostra, autentico gioiello realizzato dagli artisti di Limoges, conteneva oggetti per l’uso liturgico e per la devozione privata. Aveva la funzione di baule da viaggio, e quindi accompagnò il cardinale durante le sue numerose missioni.

E’ un baule certamente unico nel suo genere, non solo per la sofisticata fattura, ma anche per le eccezionali dimensioni. Che sono notevoli soprattutto se confrontate con gli unici altri esemplari affini, conservati presso musei e istituzioni religiose d'Europa e d'America, come il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, il Museo Leone di Vercelli, il Tesoro della cattedrale di Aquisgrana e il Tesoro dell'abbazia di Longpont, nel nord della Francia.

Altrettanto unico nel suo genere è il complesso decorativo, formato da ben quarantanove diversi elementi preziosi realizzati all’inizio del Duecento da orafi della città di Limoges, che all’epoca si avviava a diventare uno dei più importanti centri di produzione orafa d’Europa. Come affermano i curatori della mostra, «l’insieme dei medaglioni e delle lastre, realizzate in rame dorato e smaltato con raffigurazioni simboliche e scene di vita cortese costituisce, in sé, una vera e propria collezione e rappresenta un “unicum” nell’ambito di quanto è sopravvissuto della produzione limosina di quel periodo».

Anche la storia dello scrigno, come quella del suo proprietario, si rivela estremamente affascinante. Dopo la morte del cardinale, questo singolare oggetto risultò praticamente scomparso, fino a quando fu ritrovato durante i lavori di restauro dell'abbazia di Sant'Andrea di Vercelli, coordinati da Carlo Emanuele Arborio Mella tra il 1823 e il 1824. Ma il ritrovamento non fu facile, visto che, al fine di proteggerlo, negli anni del governo napoleonico lo “scrinium” fu murato.

Un’altra sorpresa, questa volta concernente una decisa variazione nella destinazione d’uso..., si presentò al momento dell’apertura: l’antica sede di oggetti liturgici era diventata una tomba che, come attestato da una pergamena datata 11 maggio 1611, conteneva le ossa del cardinale.

Le ricerche storiche seguite a questo ritrovamento appurarono che i resti del cardinale, morto a Roma e sepolto a San Giovanni in Laterano, erano stati in un secondo tempo traslati a Vercelli e conservati nella sua cassa limosina. Successivamente, in epoca imprecisata, questa fu inserita in un'arca marmorea presso l'altare maggiore, poi demolita tra Sei e Settecento. Trasferite le spoglie di Guala e l'originale della pergamena in una nuova cassa presso l'Arcivescovado di Vercelli, il cofano medievale fu donato dall'arcivescovo Giuseppe Maria Grimaldi all'architetto Mella, in segno di riconoscenza per i lavori intrapresi.

Secondo la testimonianza dello stesso Mella (1856), al momento del ritrovamento la serratura in rame traforato e il complesso di staffe, cantonali e medaglioni in smalto applicati al cofano erano ben conservati, mentre il legno della cassa era «infradicito» e «cadente di tarlo e vetustà». Il Mella procedette quindi al restauro della parte lignea con «altra cassetta di egualissima dimensione e colore di quella», conservando scrupolosamente la posizione dei medaglioni e segnando con borchie di ottone quelli mancanti, 15 in tutto, già dispersi nel corso dei secoli precedenti.

Il cofano passò poi per via ereditaria dagli Arborio Mella agli ultimi proprietari, da cui è stato acquistato, e può essere identificato con il più grande dei tre «scrinei operis lemovicensis», ossia scrigni di manifattura di Limoges, registrati nell'inventario dei beni di Guala Bicchieri. Rinvenuti nella camera del cardinale dopo la sua morte, secondo le disposizioni testamentarie del prelato furono destinati all'Abbazia Vittorina di Sant’Andrea di Vercelli. Da dove lo scrigno è ora giunto nel capoluogo piemontese, grazie all’acquisizione della Città di Torino e della Regione Piemonte per il Museo Civico d'Arte Antica e Palazzo Madama.

La mostra intende quindi celebrare la sua nuova collocazione, e per l’occasione è stato ideato un apparato espositivo degno di tale rarità. L’allestimento, infatti, prevede un percorso interamente focalizzato sullo Scrinium, illuminato al centro della sala.

La visita inizia con un video che descrive il cofano, ne illustra l'iconografia e la tecnica d’esecuzione, ne esplora i raffinati dettagli confrontandoli con quelli degli gli altri cinque cofani limosini ancora esistenti in Occidente.

Il percorso prosegue con una cella che contiene un’ampia vetrina in cui è esposto, in posizione isolata, lo Scrinium, accompagnato da altri medaglioni già presenti nelle collezioni del Museo Civico d'Arte Antica di Torino e variamente provenienti dalla raccolta di Guala Bicchieri.

Verso l'uscita, un secondo video racconta - con l'aiuto di mappe e di documenti storici - la vita, la storia, i viaggi e gli spostamenti del Cardinale e del cofano che sempre lo accompagnava.Infine, è statoricomposto il tesoro del cardinale: codici miniati, oreficerie e avori ora conservati in diversi musei italiani e stranieri.

Per saperne di più:
Ingresso: gratuito
Orari: nelle giornate di martedì e domenica, dalle 9 alle 19
Info: tel. 011-4429518 o 011 442-9921

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