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Oaxaca, l’arte messicana a Palazzo Bricherasio
23 lug 2003

Torino — Per le vacanze estive il Messico arriva a Torino con un’ideale valigia colma dei colori accesi della sua terra, riportati con straordinaria efficacia sulle tele di grandi maestri dell’arte contemporanea. La tappa è a Palazzo Bricherasio, che ancora una volta dedica l’estate all’arte di culture geograficamente (e non solo) lontane da noi.

Quest’anno è appunto di scena il Messico. Nello specifico Oaxaca, città situata a 500 chilometri a sud di Città del Messico, «la culla dell'arte messicana». Una definizione più che appropriata per questa Montmartre in stile coloniale... tanto che oggi si parla di una "Scuola di Oaxaca", ossia di un insieme di manifestazioni pittoriche che hanno avuto origine negli anni ‘50, contraddistinte da un approccio alla pittura più soggettivo, mitico e indigeno rispetto ad altre grandi manifestazioni dell’arte messicana.

L’esposizione, intitolata “Oaxaca, tierra de arte” e aperta al pubblico fino al 24 agosto, dimostra i risultati di un lungo lavoro preparatorio. Racconta infatti Rosa Sandretto, la sua ideatrice e realizzatrice: «In questi due anni di “gestazione” della mostra ho passato molto tempo a Oaxaca. Due anni che sono stati per me molto di più che un periodo di lavoro dedicato all’organizzazione di una mostra: è stato un importante ed intenso momento della mia vita, dove ho scoperto piano piano tutta la bellezza della realtà messicana, il calore umano, l’importanza della famiglia, l’allegria, la grande voglia di vivere che contraddistingue questo popolo.

Ci sono stati anche molti momenti difficili, in cui l’impegno che mi ero assunta sembrava enorme e le distanze culturali e geografiche insormontabili, soprattutto alla luce della mia mentalità imprenditoriale ed europea che mi portava a voler realizzare tutto e subito. Perņ poi, in qualche modo, le cose hanno cominciato a muoversi al loro ritmo “messicano” ed incredibilmente, con la bacchetta magica e la pazienza di Carlos Aranda (curatore dell’iniziativa assieme a Sergio Risaliti), anche la macchina burocratica ha cominciato a mettersi in moto, per poi funzionare perfettamente, e la mostra ha preso finalmente forma».

Il risultato è un’incantevole esposizione, che accosta ad artisti ormai conosciuti a livello mondiale (come Francisco Toledo, Rodolfo Morales, Rufino Tamayo, Sergio Hernandez e Luis Zarate) i nuovi talenti che ne rinnovano la tradizione con singolare vitalità: Demian Flores, il più giovane degli artisti presenti in mostra; Guillermo Olguin, affascinante enfant terrible che dipinge sogni e visioni, adolescenti ed animali con forte carica espressiva; Maximinio Javier, che ripropone sulle sue tele i personaggi del suo villaggio natale in vere e proprie saghe di paese; Filemon Santiago, nelle cui opere c'è tutta la poetica messicana, il deserto, le donne, i colori; Ruben Leyva i cui segni quasi geometrici ci parlano della magia e degli elementi atmosferici; Alejandro Santiago, le cui grandi tele materiche restituiscono la festa dei colori della sua terra; Josè Villalobos, con la sua pittura fortemente legata alla natura…

Nonostante il “gap” generazionale e i diversi stili, tutti questi artisti sono accomunati da una sorta di filo conduttore che si esprime attraverso la potenza dell'immaginazione, i villaggi che diventano oasi e scenario degli stessi quadri, i personaggi che, se pur reali, compiono azioni e vivono situazioni del tutto immaginarie. «Ed è così — affermano gli organizzatori - che magia, mito, storia, motivi popolari e tradizioni, suggestioni della natura e memorie primitive si intrecciano in quest'arte contemporanea surreale e onirica».

La mostra è, quindi, un affascinante itinerario in questa “Tierra de Arte” densa di colori, suoni e profumi tropicali... talvolta contaminati da suggestioni di altri paesi. «Tutti gli artisti di questa esposizione», spiega Carlos Aranda, «hanno vissuto per lungo tempo fuori dal territorio e hanno assimilato il meglio delle culture dei luoghi in cui hanno scelto di vivere, cosa che si puņ percepire chiaramente in tutte le opere; quindi la nomea di “essere un artista” di Oaxaca è qualcosa che accade in modo naturale. Quelle che abbiamo sono opere di grande forza espressiva, che si inseriscono chiaramente nell’arte moderna messicana e mondiale».

Visitando le sale di Palazzo Bricherasio si potranno ammirare anche i lavori di un altro personaggio significativo, esposti in Una fragil vida (la sezione fotografica curata dalla Fondazione Italiana per la Fotografia in collaborazione con Cinemazero di Pordenone).

Si tratta di Tina Modotti (Udine, 1896 - Città del Messico 1942), protagonista di spicco della storia e dell’arte del Messico rivoluzionario: una donna dall’irruente fascino melanconico, compagna e amica dei grandi artisti del tempo, figura leggendaria della fotografia mondiale di cui ha attraversato vari generi (dallo “still-life” al reportage politico). Un mito e una leggenda, insomma, in cui straordinariamente convivono passione, amore, arte e politica. “Una fragil vida” presenta una selezione di circa 70 suoi memorabili “scatti”.

Per saperne di più:
La mostra è aperta dal martedì alla domenica con orario 16.00 — 23.00. Il costo del biglietto d’ingresso è di 6,50 euro.

Info: Palazzo Bricherasio, via Langrange 20, tel. 011-5711811

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