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Limpressionismo di Armand Guillaumin
3 dic 2003
Torino - Vita ed opere di Armand Guillaumin sono esposte per la prima volta in Italia nella mostra Limpressionismo di Armand Guillaumin, allestita fino al 1° febbraio nel Palazzo Bricherasio di Torino: unoccasione per scoprire uno fra i capiscuola della corrente nota come impressionismo, un artista che ha lasciato un segno importante nella pittura del XIX secolo.
E il 15 aprile 1874. A Parigi, in boulevard des Capucines nello studio del fotografo Nadar (che, appena trasferitosi ma essendo ancora titolare dellaffitto, aveva gentilmente messo a disposizione degli amici le sue vecchie sale), si apre lesposizione collettiva organizzata dalla Socièté anonyme des Artistes, Peintres, Sculpteurs, Graveurs (Guillaumin è uno tra i fondatori).
Vi partecipano 30 artisti con 165 opere, e tra questi ce ne sono parecchi destinati a brillare nel firmamento della storia dellarte occidentale: per esempio Monet espone 5 quadri (compreso il celebre Impression, soleil levant); altrettanti sono quelli presentati da Pissarro, Renoir e Sisley; 10 sono le tele firmate da Degas e 3 quelle di Cezanne e Guillaumin.
Che cosa è rimasto, oggi, di quella prima esposizione? Che cosa evoca, nella nostra mente, la parola Impressionismo? Le danzatrici di Degas, lacqua di Monet, i ritratti di Renoir, i paesaggi di Sisley e Pissarro... Persino anche se impropriamente - i girasoli di Van Gogh e le donne di Tahiti di Gauguin, che si avvicinarono al gruppo solo molto più tardi.
E invece poco conosciuto al pubblico Armand Guillaumin, che pure partecipò a sei delle otto esposizioni impressioniste (lultima delle quali avvenne dal 15 maggio al 15 giugno 1886), e condivise appieno tutte le esperienze e le teorie del gruppo che si riuniva al caffè Guerbois.
Ci si può chiedere, allora, come mai è rimasto piuttosto nellombra un pittore di cui Cezanne (che fu tra i suoi migliori amici) diceva che «[...] E un artista di grande avvenire e un bravo ragazzo che io amo molto» e Van Gogh scriveva al fratello Theo affermando «[...] credo che come uomo Guillaumin abbia idee migliori degli altri e che se tutti fossero come lui, si produrrebbero vantaggiosamente delle buone cose e si avrebbe meno tempo e voglia di perdere tempo!»
Appunto per rispondere a tale quesito, la rassegna in corso a Torino indaga sui motivi della ingiustamente scarsa notorietà di Guillaumin, mettendo in luce nella meritata evidenza il lavoro di questo maestro rimasto sempre fedele ai principi di base dellimpressionismo.
Scrive Daniela Magnetti, direttrice della Fondazione Palazzo Bricherasio, nel catalogo che accompagna la mostra: «Del periodo intercorso tra il Salon des Refusés nel 1863 e la morte di Manet nel 1883, denominato impressionismo, si è scritto molto e più ancora se ne è parlato, tra pittori, scultori, poeti e musicisti. Con il disprezzo di quasi tutti prima del 1880, con grande favore degli spiriti aperti tra il 1880 e il 1905, con molta sopportazione dei rivoluzionari cubisti e dei conservatori neoclassici dopo il 1905, e in un crescendo di entusiasmo, di consenso e di fervore di critica e di popolo per tutto il corso del XX secolo».
Sul movimento e su suoi esponenti ci sono state di recente, in Italia e non solo, varie ed importanti mostre: per esempio Da Cezanne a Bonnard a Treviso, Toulouse-Lautrec a Roma, Gauguin a Parigi e Napoli, Degas a Ferrara, Signac a Martigny. «Si potrebbe dunque credere di sapere tutto sull'impressionismo e sugli artisti che ne furono i fondatori», dunque. Ma, dice ancora Daniela Magnetti, «su questo movimento cè ancora qualcosa da dire e da vedere».
La prova? Sta proprio nella mostra allestita a Palazzo Bricherasio, che si sofferma su un artista poco noto al pubblico. «Guillaumin è uno dei pochi impressionisti su cui non è ancora stata fatta unapprofondita ricerca», aggiunge Daniela Magnetti. Eppure «partecipò a sei delle otto mostre impressioniste e, a differenza di tutti gli altri che gravitarono intorno al gruppo, fu il solo a rimanere impressionista... ad oltranza! Persino i suoi amici più stretti cercarono un superamento, ma lui rimase sempre fedele alla sua idea di pittura».
Guillaumin, infatti, non cambiò il suo modo di dipingere e rimase coerentemente ancorato alle prime istanze impressioniste: i paesaggi di Pointoise e di Auvers, gli scorci della periferia parigina e le vedute dellamata Crozant rimasero i temi preferiti della sua pittura. In un ostinato ancoraggio alla ricreazione «della natura tocco a tocco», come diceva Mallarmè.
Il percorso espositivo si apre con una visione della Parigi del 1874, per inserire nellappropriato contesto storico la famosa prima esposizione impressionista. Siamo negli anni immediatamente successivi allo scoppio della guerra franco-tedesca (1870) e della Comune di Parigi (1871): «in piena reazione, con l'esempio di Courbet, pittore realista e comunardo che aveva avuto la sua popolarità verso la fine del l'Impero e l'aveva perduta, il pubblico ha l'impressione che gli artisti indipendenti minino le basi della società e pertanto diventa feroce». Intanto «i giornali cominciano a chiamare gli espositori con il nome di impressionisti, suggerito dal quadro di Monet Impression au soleil levant» (poi venduto per soli 1000 franchi).
Si ha poi un'ampia raccolta di un centinaio di opere fra le più importanti di Armand Guillaumin, i cui lavori sono comparati con altri firmati dai pittori che condivisero e popolarono con lui la scena artistica francese della seconda metà dellOttocento. Si aprono, così, vere e proprie parentesi su Cézanne, Renoir, Pissarro, Monet, Sisley e Morisot, che offrono al visitatore un'importante chiave di lettura permettendogli di verificare quali erano i legami o le profonde differenze tra i vari autori.
Per saperne di più:
Info: tel. 011-5711811 fax 011-5711850
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