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Quattromila anni di storia cinese
in mostra a Palazzo Madama 30 lug 2002
Torino - Quattromila anni di storia cinese, in decine di magnifici pezzi, sono in mostra a Torino fino alla fine di settembre. Nel Salone del Senato di Palazzo Madama i visitatori possono ammirare Cina antica. Capolavori darte dal neolitico alla dinastia Tang, attraverso una selezione di circa 90 opere che abbracciano un periodo vastissimo compreso tra il Neolitico e lVIII secolo dopo Cristo.
I materiali fanno parte dellassai ricca collezione darte antica cinese della Fondazione Giovanni Agnelli, che ha anche un nome preciso (Meidaohzai, vale a dire lo studio del Tao o della Via del bello), formata negli anni 80 e 90 con il preciso intento di essere più tardi mostrata al pubblico italiano. Gli organizzatori delliniziativa spiegano che, in questo caso, finalità didattiche ed informative hanno determinato sia larco temporale preso in esame sia la selezione degli oggetti, «volta a rappresentare i principali temi della vita e delle arti nella Cina antica»: le credenze sulla vita dopo la morte, il concetto di potere, lo sviluppo dei valori estetici, il commercio con i paesi circostanti e il pluralismo religioso.
Il percorso espositivo, che si snoda seguendo un ordinamento cronologico, è articolato in quattro sezioni: il neolitico e letà del bronzo (circa 3000-222 a.C.), lepoca Han (206 a.C. - 220 d.C.), i secoli della disintegrazione (220 - 581 d.C.) fino alla dinastia Sui (581-618 d.C.) e, infine, la dinastia Tang (618-907 d. C.).
I reperti provengono in gran parte dalle tombe di funzionari, nobili e proprietari terrieri. Sono gli oggetti che accompagnavano il viaggio del defunto nellaldilà, e manifestano il rilievo attribuito alla vita ultraterrena nellantica civiltà sinica. Terrecotte, ceramiche dipinte, bronzi, armi ed oggetti usuali del corredo funerario illustrano levoluzione delle forme artistiche e i progressi tecnologici raggiunti in Cina nella lavorazione della ceramica e del bronzo.
Al tempo stesso, però, sono testimonianze concrete di una civiltà che «ha dato risposte originali ai problemi comuni dellumanità ed è stata aperta allo scambio di esperienze e alle innovazioni provenienti da altre culture». Oltre ad introdurci in un mondo parallelo inanimato, variegato e commovente, questa molteplicità di reperti fornisce una massa di rare informazioni sugli aspetti materiali e spirituali di quelle epoche lontane: le gerarchie sociali, il sistema economico, le credenze religiose, gli ideali e le aspettative e i desideri dallora
Si tratta, in pratica, di autentici microcosmi di vita quotidiana espressi con la riproduzione di animali, servi e funzionari, ballerine e giocatori, musici e cantastorie
Curiosi, tra il resto, i modelli ceramici in scala ridotta di epoca Han (206 a.C. - 8 d.C.) ed il rarissimo Albero delle monete (oggetto funerario presente solo tra la fine del I e linizio del III secolo d. C.).
Significativi anche i modellini agricoli (gabbie con animali, cortili, forni o pollai) e le urne per lanima riccamente decorate, in cui immagini provenienti dal repertorio buddista si accompagnano alliconografia tradizionale cinese di buon auspicio. Oppure la ristretta ma notevole rassegna di esemplari di armi, indispensabile simbolo di potere nelle tombe delletà del bronzo: spade, asce e coltelli che fanno intuire la varietà delle tecniche di lavorazione e delle tradizioni regionali.
Delle regioni nord-occidentali sono le terrecotte dipinte del neolitico, esempi notevoli dellampio repertorio decorativo astratto e ornamentale, e della Cina orientale le prime ceramiche bianche in argilla depurata (cultura di Dawenkou, 4300-2400 a. C.). I vasi rituali testimoniano invece larticolato sistema del culto degli antenati: i bronzi depoca Shang (XVI-XI secolo a. C.) sono decorati con maschere danimali stilizzate o con elementi modulari, mentre lepoca Zhou (XI secolo-221 a. C.) conosce anche bronzi istoriati con scene di caccia e di guerra, di leggende divine e di storie umane.
Un altro capitolo interessante è dedicato al cavallo, che fino alla fine del IV secolo a. C. era impiegato esclusivamente come animale da tiro, e solo in seguito fu usato anche per cavalcare (e la cavalleria del primo imperatore cinese contribuì non poco allunificazione del paese). Alla fine del II secolo a. C., al cavallo mongolo e al cavallo han (originario della Cina sud-occidentale) si aggiungono i cavalli celesti provenienti dallAsia centrale.
Durante il periodo Tang la cultura equestre diventa la passione dellaristocrazia: «partite di caccia o di polo occupano intere giornate e i cavalli più amati dai sovrani vengono elogiati in poesie, dipinti e sculture». Non stupisce, quindi, che lanimale sia raffigurato con grande entusiasmo ed inventiva, in quanto status symbol dei ceti alti. Né che le tombe dei nobili, protette da interi eserciti di fanti e di cavalieri, brulichino di cavalli «in ogni posa, dimensione e bardatura immaginabile». Spiccano, tra gli altri, quelli che ricordano i celebri cavalli danzanti dellimperatore Xuanzong (regno 712-756 a. C.).
La fondazione dellimpero cinese, che risale al 221 a. C., inaugura lepoca millenaria delle dinastie che attraverso molteplici peripezie - sarebbe durata fino al 1911. Limpero dei Tang (618-907), che al suo apogeo si estende dalla Mongolia interna fino allAsia centrale, è narrato attraverso la vita fastosa dei nobili e della corte di cui si trova traccia nei mingqi (oggetti sostitutivi) rinvenuti nelle tombe.
In essi si rispecchiano il cosmopolitismo, il gusto per lesotico, la libertà delle donne, la voglia di vivere e la tolleranza dei Tang, la cui capitale Changan è in quel periodo una metropoli di circa 2 milioni di abitanti (molti gli stranieri). Vasi multiformi, caratteristici solo di quel periodo, parlano di attori provenienti dallAsia centrale, e anche di una folla di musici, cantastorie, monaci di varie confessioni, dame di corte. Sono, dunque, ricordi, di una vita lussuosa e di ricerca dello svago. Che laristocrazia cinese intendeva proseguire anche nellaldilà, con la protezione di coppie di guardiani celesti e di creature dalle sembianze terribili.
Per saperne di più:
Info e prenotazioni gruppi e scuole: tel. 011-4429912
Il catalogo della mostra, edito dalla Città di Torino e in vendita a 20 € o a 15 € nella sede espositiva. In questo stesso numero della Gazzetta Web potete trovare una recensione rubrica Segnalibri.
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Rita Rutigliano
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