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Arte e storia a Saluzzo

15 gen 2002


Saluzzo (CN) - Saluzzo è una piccola, deliziosa città fra le più affascinanti del Piemonte. Dotata uno charme affatto particolare, ha saputo mantenere praticamente intatta la struttura urbanistica caratteristica del periodo che la vide all'apice della sua storia. Una storia piuttosto lunga, che fra il XII e il XVI secolo la vide capitale dell'omonimo Marchesato.

Chiunque volesse addentrarsi nelle secolari vicende cittadine, o andare alla scoperta del patrimonio artistico ed architettonico custodito nel suo magnifico centro storico, prenda nota: il 24 gennaio debutta un inedito ed accattivante corso, a cura della cooperativa “Grisaille arte cultura turismo”, che appunto vuole condurre ad esplorare “Arte e Storia del Saluzzese”. L'iniziativa, promossa dall'assessorato comunale alla cultura, si rivolge sia agli esperti sia a tutti gli appassionati, ai quali propone dieci lezioni di un'ora e mezza ciascuna (tutti i giovedì, dalle 17.30 alle 19, nella Biblioteca Civica).

La quota di partecipazione è di 31 €, pari a 60.000 lire, da versare alla prima lezione (a richiesta, alla fine del corso sarà rilasciato l'attestato di frequenza).
Le iscrizioni si raccolgono all'Ufficio Turismo, Via Torino 51/a, tel. 0175-46710 (è aperto anche il sabato e la domenica).

Il corso passerà in rassegna lo sviluppo urbanistico di Saluzzo, dalle prime testimonianze d'epoca medievale alla fioritura del periodo marchionale, evidente negli splendidi monumenti romanico-gotici che adornano la parte collinare della città. L'ultima lezione farà rivivere anche il ruolo assunto da Saluzzo nella storia della letteratura italiana, avvicinando ai grandi autori che con le loro opere le hanno dato lustro, attraverso l'interpretazione teatrale di celebri pagine di Tommaso III, Giovanni Boccaccio, Diodata Saluzzo e Silvio Pellico.

Ma – tornando a discorrere di edifici e monumenti - la Chiesa e il Convento di San Giovanni, la “Castiglia” o antico Castello dei Marchesi, l'antico Palazzo Comunale con gli affreschi di Cesare Arbasia, e (fuori città) il Castello della Manta e l'abbazia di Staffarda, non sono soltanto opere d'indubbio pregio artistico. Sono al tempo stesso un palese attestato del rilievo politico assunto da Saluzzo, durante il dominio dei Marchesi, al cospetto delle più autorevoli potenze europee.

Dopo il Trattato di Lione, che nel 1601 sancì l'annessione di Saluzzo al ducato sabaudo (il documento originale è conservato all'Archivio di Stato di Torino), l'antico prospetto della città adagiata sulle pendici della collina si arricchì di nuove costruzioni e dai quartieri ai piedi del poggio si stagliarono nuovi e fastosi edifici caratterizzati dal progressivo influsso degli stili barocco, neogotico e liberty.

Il Trattato di Lione

Dominato dai francesi dal 1548, il territorio del Marchesato di Saluzzo passò definitivamente ai Savoia con il “Trattato di Lione”. L'accordo, firmato il 17 gennaio del 1601 dai rappresentanti del re di Francia Enrico IV di Borbone e del Duca di Savoia Carlo Emanuele I, definì anche il passaggio dell'attuale Dipartimento de l'Ain dal Ducato di Savoia al Regno di Francia (oltre alla rinuncia del Duca all'immediato dominio sulla “Castellata”, alta Valle Varaita).

Il documento, insomma, registrò uno “scambio” che avrebbe mutato radicalmente i destini dell'area alpina. Si tratta, infatti, di «un trattato d'importanza europea», per il quale - come ha scritto lo storico Aldo Alessandro Mola – si adoperò «anche il papa, Clemente VIII, che mandò quale plenipotenziario suo nipote, il cardinale Aldobrandini».

Oggi sulla facciata del Palazzo Municipale di Saluzzo, a lato del portale d'ingresso campeggia (fresca di restauro effettuato in occasione del quarto centenario dalla storica firma) la bronzea lapide commemorativa scoperta il 3 settembre 1901 dall'allora sindaco A. Gianaria.

Ecco il messaggio che reca, ai passanti, l'iscrizione incisa sulla targa: «Nel Terzo Centenario del Trattato di Lione Saluzzo lieta ricorda l'unione del suo antico Marchesato ai domini di Carlo Emanuele I, vincolo indissolubile dei suoi destini alla gloriosa dinastia sabauda, preludio alle avverate fortune d'Italia».


Le conseguenze del trattato di Lione
Lungo tutto il 2001 il quarto centenario del Trattato di Lione è stato al centro di un programma fitto di iniziative di rilievo: grandi mostre, per esempio, e convegni di studio di notevole spessore culturale. Fra questi ultimi spicca quello intitolato “Da Stato di confine a confine di Stato”, che (fra il 30 novembre ed il 1° dicembre) ha immediatamente preceduto la cerimonia ufficiale italo-francese con cui a Saluzzo si sono chiuse le celebrazioni dello storico evento avviate all'inizio dell'anno nel Dipartimento dell'Ain.

Presieduto dallo storico Aldo Alessandro Mola,
presidente dell'Associazione di Studi sul Saluzzese, il convegno internazionale (coinvolgeva istituti universitari di Italia, Francia, Belgio e Spagna) ha esaminato ed approfondito le conseguenze del Trattato di Lione sui vari aspetti del processo di riorganizzazione politica, sociale, culturale, religiosa ed economica dell'antico Marchesato di Saluzzo: dall'incorporamento nello stato sabaudo all'unificazione nazionale e al superamento degli stati nazionali.

In primo luogo, al convegno è stata riproposta la «drammaticità delle scelte dinanzi alle quali si trovò il duca Carlo Emanuele I di Savoia all'atto della firma del trattato: “chiudere tutte le porte” al nemico principale, la Francia, e al tempo stesso recuperare autonomia d'iniziativa politica in una tra le rare stasi delle plurisecolari guerre per l'egemonia sull'Europa».

«Il duca di Savoia cedette alla Francia terre molto più vaste, ricche e popolose rispetto al marchesato di Saluzzo», analizza Mola. Ma «se il Saluzzese fosse rimasto in mano francese, gli stranieri sarebbero stati a mezza giornata di marcia da Torino. Con l'annessione del Marchesato, Carlo Emanuele I “chiuse tutte le porte” dello Stato, come egli stesso spiegò: il ducato ebbe un confine forte e continuo dal Tenda alla Val di Susa».

Di qui l'importanza del Trattato, fortemente voluto da Carlo Emanuele I, «il primo duca sabaudo dalla vocazione sicuramente italiana». E' ancora il professor Mola a rilevare che «Dopo il Trattato fu chiaro che i Savoia avevano rinunciato a qualsiasi progetto di espansione in Francia e che avrebbero puntato su Genova e Milano: inizio di un processo concluso nel 1861 con l'unificazione nazionale»
.

Nei nostri archivi:
23.ma Mostra Nazionale dell'Antiquariato a Saluzzo.

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Rita Rutigliano


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