|
Orari: dal martedì al sabato 10.30-12.30 & 15-19
domenica 15-19, chiuso il lunedì.
Biglietto: lire 5.000 interi, 3.500 ridotti
|
Aperta fino al 3 marzo, la rassegna annovera esempi notevoli di quarant'anni di lavoro: oltre alle sculture di marmo (accompagnate dalle opere grafiche che ne costituiscono la fase progettuale e di studio) presenta gessi, terrecotte, bronzi e medaglie.
Mario Molteni, nato a Milano nel 1935, si è formato come scultore lavorando alla Fabbrica del Duomo e frequentando la Scuola di Arti Applicate del Castello Sforzesco della sua città. Successivamente ha insegnato Tecniche dell'incisione all'Accademia di Belle Arti di Brera, dividendo la sua attività professionale fra lo Studio di Milano e il laboratorio presso le Cave di marmo di Candoglia, famoso e unico materiale utilizzato per le sue opere.
Trasferitosi definitivamente a Candoglia negli anni '90, vi ha continuato la sua attività sino al 1999 (l'anno della morte). La scelta della località non è casuale: Molteni subì il fascino del celebre marmo che, grazie alla concessione del 1387 di Gian Galeazzo Visconti alla Fabbrica del Duomo, fu utilizzato per l'edificazione della cattedrale milanese. Quel marmo diceva Molteni - «lo si vince, lo si conquista, lo si doma, ce lo si fa amico solo con l'umiltà. Io personalmente grazie a questa esperienza ho potuto stabilire un proficuo e costruttivo rapporto: mi ha infatti concesso tutto quello che altre pietre, marmi precedentemente usati non mi avevano dato».
Accostato ai grandi della scultura contemporanea, come Modigliani o Morandi, Molteni reinterpreta con personale sensibilità tutto un mondo di suggestioni e memorie dall'arte classica fino al Rinascimento, filtrate attraverso la consapevolezza storica delle avanguardie. Eclettico nello sperimentare tecniche e materiali (il gesso, la terracotta, la pietra e l'argento) e nell'esplorare nuovi stili, ora astratto ora figurativo, durante tutta la propria evoluzione artistica Molteni «ha conservato un segno distintivo duro e spezzato, che dà all'opera una leggibilità tesa, forte ed espressiva».
Le sue opere sono state paragonate alla «lunga lotta dell'arte per fissare l'immagine fuori del tempo e vincere così l'effimero del vivere, e il suo continuo fare i conti con la mutevolezza degli eventi, le scoperte, le ripulse, le passioni che sono dentro il tempo» (Rossana Bossaglia 1989).
Seguendo il percorso espositivo proposto al Forum si avverte la sensazione di essere alla presenza di un evento, quello creativo dell'arte, impenetrabile e affascinante. Un evento cui Molteni, sempre attratto dai miti e dalle leggende antiche, dà il senso di una creazione che sfugge al tempo, alla ragione, ad ogni razionalità: «Chissà chi può dire con certezza dove e perché nasce, si insinua l'idea per una scultura?
C'è da pensare che la sorgente migliore e più autentica sia ancora l'anima dell'artista, la sola, quando esiste con tutte le sue componenti d'onestà e rigore, capace di essere generatrice di canto, di poesia».
Parallelamente alla mostra dedicata a Molteni, e negli stessi orari, il Forum di Omegna ospita pure (fino al 3 febbraio) Il segno della pittura, una personale di Angelo Molinari.
Nato nel 1956 ad Armeno (NO), dove tuttora vive e lavora, Angelo Molinari ha compiuto gli studi artistici all'Istituto Statale d'Arte di Venezia e all'Accademia di Belle Arti di Urbino. Ha esposto con mostre personali in numerose gallerie a Milano, Lugano, Bologna, Genova e Stresa. Ha partecipato anche a mostre collettive a Ferrara, Urbino, Arezzo, Torino e Omegna.
Queste, in sintesi, le recensioni della sua opera scritte da due critici d'arte: «I lavori di Molinari sono dominati da una forza dirompente del colore, che diventa protagonista assoluto e incontrastato, dominando pervasivamente la tela scena da un estremo all'altro» (Loredana Carera); «Le tele di Angelo Molinari hanno come struttura i colori di una tavolozza con le radici nella cultura figurativa europea del secondo dopoguerra, specialmente francese e tedesca» (Brenda Bacigalupo).
Per saperne di più:
Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone, tel. 0323-89622 fax 0323-888621