Torino - L'arte della calligrafia è il tema di un'esposizione, intitolata "Dipingere la parola", allestita fino al 31 agosto nell'Archivio Storico della Città (orario: lun-ven 8.30-16.15).
In rassegna si trovano una trentina di documenti medievali e moderni, con sigilli e iniziali riccamente decorate, e alcuni manuali ottocenteschi di calligrafia con tavole per gli esercizi di "bella scrittura".
Spiega la dottoressa Luciana Manzo, che ha curato la preparazione della mostra: «Le carte esposte sono relative a scritture pubbliche e private redatte e conservate nell'ambito dell'attività politica, amministrativa e diplomatica della città. Realizzate in un arco di tempo che va dal XII al XIX secolo, costituiscono interessanti esempi di scritture documentarie nella loro evoluzione formale e tecnica».
Sigilli, capilettera particolarmente ricercati e, più in generale, la cura dedicata alla redazione impreziosiscono i documenti. Oltre a ciò, sottolineano le caratteristiche peculiari delle varie cancellerie (cittadine, ducali, imperiali etc) e consentono di «riconoscerne il grado di solennità e l'autorità che li emana». Un esempio, fra i pezzi esposti? La copia autentica, datata 1359, con i due articoli dello Statuto cittadino relativi al giuramento del Vicario e del Giudice, sottoscritta da ben quattro notai.
Risalgono all'età medievale (periodo durante il quale gli atti dell'assemblea municipale erano redatti in latino e raccolti in volumi denominati "Libri consiliorum") anche altri documenti proposti da "Dipingere la parola": un verbale del Consiglio comunale del 14 giugno 1327, il Catasto del quartiere di Porta Doranea del 1464 (negli estimi torinesi erano registrati i beni dei cittadini, case e terreni, soggetti a un'imposta di tipo patrimoniale) ed altre pergamene la più antica delle quali è datata 4 marzo 1153 e riguarda la cessione in affitto di un terreno di proprietà del monastero di San Pietro.
La lingua in uso nelle carte torinesi è, in genere, il latino. Almeno fino all'avvento di Emanuele Filiberto, quando - per volontà ducale - nella scrittura degli atti politico-amministrativi viene adottato l'italiano. Quanto ai materiali impiegati, invece, di solito si scrive su pergamena (pelle animale conciata e preparata). Impiegato in Occidente fin dal VII secolo, è un materiale resistente e costoso (tanto che in caso di errori veniva raschiato con cura e quindi riutilizzato) che fino al 1800 resterà il materiale d'elezione per i documenti più solenni. La carta, ottenuta con la macerazione di stracci ed entrata nell'uso comune dal XIII secolo, è destinata ad atti di scarsa importanza.
Sono particolarmente curiosi, fra i documenti più recenti, tavole e manuali di calligrafia editi nei primi anni del XIX secolo. Propongono modelli ed esercizi di scrittura, e intanto forniscono istruzioni dettagliate sulla postura del corpo e della mano e sul modo di impugnare la penna. «Fino all'introduzione del pennino d'acciaio - nota ancora Luciana Manzo - si scriveva con calamai e cannucce temperate a punta più o meno aguzza secondo le necessità, oppure con penne di volatile fatte essiccare e successivamente appuntite. L'inchiostro era fatto di nero fumo e di gomma, o di noce galla e gomma, ma erano in uso anche inchiostri metallici a base di vetriolo».
Anche dopo la rivoluzionaria invenzione della stampa, per vari secoli continuano ad esistere territori della scrittura riservati esclusivamente alla penna. Ciò spiega perché, ancora nell'Ottocento, l'insegnamento della calligrafia avesse un posto di rilievo nel programma educativo dei giovani.
Giuseppe Savant, maestro e autore di manuali di calligrafia pubblicati a Torino tra la fine del Settecento e i primi decenni del diciannovesimo secolo, sosteneva infatti che «La scrittura, comecché serve alla mente, e vale co' suoi segni ad esternare, come la viva voce co' suoni gli intellettuali concetti dell'anima spirituale, cioè li pensieri, li affetti e li bisogni, ed è via ed istromento del sapere, deve a gran ragione considerarsi come una delle parti più essenziali dell'educazione della gioventù; né si debbe trasandare da alcuno di qualunque condizione egli siasi.»
E' un'opinione, la sua, che - pur essendo in pratica scomparsi i virtuosi calligrafi abili nel maneggiare le penne d'oca, e radicalmente mutati mezzi e strumenti usati per "esternare li pensieri, li affetti e li bisogni" - sentiamo di poter sottoscrivere in pieno anche oggi.
Per saperne di più:
Archivio Storico della Città di Torino
Via Barbaroux, 32 - Tel. 011.443.18.11
La mostra si può visitare anche in Internet, perché opportunamente ne è stata preparata una versione on line.
http://www.comune.torino.it/archiviostorico