Torino - Nei giorni scorsi, fra sabato e domenica 14 e 15 ottobre, un'alluvione forse senza precedenti - per la sua violenza e per l'ampiezza del territorio investito - ha sconvolto le regioni nord-occidentali dell'Italia e in particolare la Valle d'Aosta e il Piemonte. Il quadro della situazione si può, oggi, riassumere in una sola parola: disastro.
I contorni di un disastro
Il Piemonte si ritrova in ginocchio, crudelmente ferito e coperto da una distesa di fango. La furia devastatrice dell'acqua di 18 fiumi e di chissà quanti torrenti straripati ha causato un bilancio drammatico: in termini di morti, feriti, dispersi e senzatetto; e anche in termini di danni, per ora incalcolabili, ai privati (alle loro case e cose ed affetti...), all'assetto ambientale e a tutte le infrastrutture. Secondo una prima stima ammonterebbero ad almeno 5-6 mila miliardi, ma un quadro più preciso si avrà solo nei prossimi giorni.
Record d'assenze in fabbriche e uffici. Le percentuali, rilevate dall'Unione industriale, oscillano tra il 40 e il 90%, e anche la Fiat ha dovuto mettere in libertà migliaia di lavoratori. L'assessore regionale all'Industria, Gilberto Pichetto, parla di «un colpo gravissimo» per aziende, negozi e laboratori e per le tutte le infrastrutture: «una botta dura in un momento di piena ripresa». Grave anche lo stato in cui versa l'agricoltura subalpina: secondo la Confagricoltura, esistono «drammatiche emergenze nelle aziende devastate dalle acque e dagli smottamenti dei terreni», in molti casi nel vercellese è andato perduto il raccolto di riso e di soia mentre nelle tante zone colpite dall'alluvione sono minacciate le semine. Uno spazio destinato agli agricoltori in difficoltà, "Sos agricoltura", e un indirizzo di posta elettronica (agricol@provincia.torino.it) sono stati aperti dalla Provincia di Torino nel proprio sito web, che in questi giorni ha costantemente fornito aggiornate informazioni di servizio: situazione delle strade provinciali, stato del trasporto pubblico extraurbano ed erogazione di acqua potabile e di energia elettrica.
Giunto subito a Torino, già il 15 ottobre Franco Barberi (il responsabile nazionale della protezione civile) ha annunciato lo stato di calamità per tutto il territorio e ha detto che «la macchina amministrativa ha dimostrato un'efficiente operatività». Gli ha fatto eco il prefetto Achille Catalano: «tutti hanno fatto bene il loro dovere. In particolare ha risposto in modo positivo il sistema d'allarme preventivo. Il bilancio delle vittime ha potuto essere contenuto anche grazie alla capacità di reazione alla tragedia che hanno saputo dimostrare le amministrazioni comunali dei paesi colpiti dall'inondazione».
Anche il presidente della Regione, Enzo Ghigo, ha poi ribadito l'efficacia degli sforzi compiuti dalla Protezione Civile e dalla macchina regionale (sia come prevenzione sia come intervento immediatamente dopo l'evento), che «hanno consentito di evitare una vera e propria strage». Tutte le istituzioni, ha aggiunto, «hanno lavorato con grande impegno e spirito di collaborazione: un'unità d'intenti indispensabile per affrontare la grave emergenza». Un'unità d'intenti necessaria quanto lo «straordinario impegno da parte di noi tutti» richiesto «per fronteggiare questa calamità», di cui parlava Mercedes Bresso nella lettera inviata la mattina del 16 ottobre a tutti i sindaci della Provincia di Torino da lei presieduta.
Nelle zone alluvionate sono stati immediatamente dispiegati migliaia di uomini e mezzi: militari dell'esercito, forze dell'ordine, vigili del fuoco, il corpo forestale e i volontari (di associazioni sia nazionali sia locali). Subito operativi pure una dozzina d'elicotteri con a bordo i Saf, i nuclei operativi speciali speleologici, alpini e fluviali. Le operazioni di soccorso, tuttavia, erano rese oggettivamente molto difficili anche dalla pioggia battente che continuava ad imperversare. Al lavoro anche le squadre dell'Anas, per liberare le strade dai detriti, e quelle di Enel e Telecom, per ripristinare i collegamenti elettrici e telefonici saltati nelle zone colpite.
I danni nella provincia di Torino
Tutt'intorno a Torino, nella sua vasta provincia tanto duramente colpita, nel pomeriggio del 15 ottobre risultavano chiusi tutti i ponti sulla Stura e tutti i ponti sul Po lungo le strade provinciali che si snodano per circa 3000 km. Chiusi anche i ponti nelle valli, che restavano completamente (Valle dell'Orco e Val Soana) o parzialmente isolate. Numerosi i centri montani emarginati per frane, e rimasti senza elettricità e senza collegamenti telefonici. Il parco del Gran Paradiso, decano delle aree protette italiane, è stato colpito al cuore da uno scempio che ha cancellato sentieri e mulattiere. Drammatica la situazione nel Canavese, con paesi sgretolati dalla furia dell'Orco e del Soana, intere frazioni isolate e prive di luce, acqua e telefono, ponti saltati, strade interrotte da decine di frane e smottamenti, intere località sommerse dall'acqua e dal fango. Gli sfollati si contano a centinaia.
Questi, in sintesi, i primissimi dati nel quadro che la presidente Bresso ha illustrato il 18 ottobre al presidente della Camera Luciano Violante: all'indomani della disastrosa alluvione nelle strade della provincia di Torino sono già stati accertati danni per oltre 62 miliardi, ma «quasi sicuramente raggiungeremo e supereremo i 100 miliardi di lire». Bilancio pesante anche per le scuole superiori: serviranno 10 miliardi per le attrezzature e oltre 15 per gli edifici. Ancora incalcolabili i danni ai privati e al tessuto produttivo: sono state colpite 1500 aziende artigiane e 750 imprese medio-grandi. Si stimano in 250, invece, i miliardi necessari per rimettere in sesto l'agricoltura. «Adesso - ha spiegato infine la Bresso - il nostro sforzo è diretto a ripristinare le nostre strade ovunque sia possibile. Perché senza i collegamenti non si possono portare i soccorsi, né si può pensare di tornare a lavorare e ad andare a scuola».
Disperante pure il quadro della zona di Verbania: l'unica valle ossolana rimasta non isolata è la Valle Vigezzo, il lago Maggiore ha allagato tutta la riviera e l'area industriale della stessa Verbania. Frane, smottamenti, allagamenti e cedimenti del manto stradale hanno obbligato alla chiusura di numerose strade provinciali, oltre a quelle della statale 33 del Sempione, della 34 per la Svizzera e della statale della valle Cannobina (dove si sono abbattute alcune frane). Nel novarese il fiume Sesia è straripato in molti centri della bassa valle e delle colline, e a causa dell'ingrossamento del torrente Terdoppio sono state chiuse alcune strade provinciali ed è stata fatta sfollare la popolazione di alcune cascine.
Isolato anche il capoluogo Torino
Per alcuni giorni è rimasto di fatto isolato anche lo stesso capoluogo, dove era quasi impossibile uscire od entrare: impediti i collegamenti con l'aeroporto di Caselle (aperto, e trasformato in base operativa), erano inagibili alcune linee ferroviarie (tra cui la Torino-Modane), autostrade (un tratto della Torino-Milano è letteralmente scomparso, per ripristinarne la viabilità ci vorranno almeno un mese e circa 25 miliardi) e decine e decine di strade provinciali e statali.
Molto difficile pure la mobilità urbana, per il blocco di quasi tutti i numerosi ponti sui vari fiumi (Dora Riparia, Po, Sangone, Stura). Torino, la «città d'acque» che finora non li aveva mai così temuti, s'è improvvisamente scoperta molto vulnerabile. Tra paura e solidarietà, s'è ritrovata a fare i conti con una situazione eccezionale e con un clima d'emergenza: l'incubo dell'ondata di piena, poca acqua potabile (in parecchie zone distribuita con le autobotti, con lunghe code per i rifornimenti, o consegnata a domicilio ad anziani e malati), difficoltà nell'erogazione di corrente elettrica, chiusura delle scuole d'ogni ordine e grado (dai "nidi" all'Università e al Politecnico), trasporti urbani ridotti e con percorsi deviati, cittadini barricati in casa, scarsi approvvigionamenti, apprensione che ha trovato ingiustificato sfogo nell'assalto ai supermercati.
E poi lo sgombero di centinaia di persone dagli edifici minacciati, piani di evacuazione pronti per i maggiori ospedali della regione e pazienti trasferiti ai piani alti degli edifici o addirittura altrove, il parco della Pellerina trasformato in una sorta di limaccioso torrente, parcheggi, capannoni ed aree industriali invasi dall'acqua e dal fango. Allagamenti nelle zone attraversate dalla Dora che, superati gli argini, ha inondato alcune vie (in particolare il "Balôn", il caratteristico quartiere del mercato dell'antiquariato, a poche centinaia di metri dal Municipio cittadino). Acqua anche in corso Casale, e nel Borgo Medievale del parco del Valentino attraversato dal Po. Allagata pure la caserma dei vigili del fuoco in corso Regina Margherita, una delle principali strade di collegamento della città. E ancora, purtroppo, un paio di decessi: una bimba nomade di sette anni travolta dalla piena del fiume Stura, e la sorte analoga toccata ad un barbone che dormiva sotto un ponte in riva al Po.
Altre due giornate d'ostensione della Sindone
Il maltempo ha fatto sentire i suoi effetti anche sull'ostensione della Sindone, in corso fino al 22 nel Duomo di Torino: l'interruzione di collegamenti stradali e ferroviari ha coinciso proprio con il giorno, 15 ottobre, che aveva fatto registrare il maggior numero di prenotazioni (51.000). Comitive provenienti dalle zone più colpite del Piemonte, ma anche da Lombardia e Veneto, sono state costrette a complicati percorsi alternativi o addirittura ad interrompere il pellegrinaggio a viaggio ormai iniziato. Molte persone, ovviamente, hanno dovuto rinunciare alla visita.
Tenendo conto della situazione, l'Arcivescovo di Torino mons. Severino Poletto ed il Comitato per l'Ostensione hanno deciso di confermare la conclusione dell'ostensione il pomeriggio di domenica 22 ottobre. A quanti hanno dovuto rinunciare in questi giorni al pellegrinaggio a Torino viene, tuttavia, offerta una possibilità di "recupero" nei giorni di sabato 28 e domenica 29 ottobre. Chi desidera visitare la Sindone deve comunque confermare la propria prenotazione (obbligatoria e gratuita) chiamando il numero verde 800.329.329 o attraverso il sito Internet
http://www.giubileo.piemonte.it
Per la ripresa, necessario l'impegno di tutti
Cessato l'allarme, presumibilmente passato il peggio, ora ci aspetta l'opera di ricostruzione del tessuto connettivo di un'intera regione che - fiera del proprio sviluppo - in una manciata d'ore ha visto travolti da melma, massi e detriti tanti anni di lavoro, risparmi, fatiche. Riemergeremo da questi giorni dolorosi, anche se per sanare ferite così profonde ci vorrà tempo. C'è tanto, tantissimo da fare. Un compito immane. Allora, ha ragione Mercedes Bresso: per fronteggiare questa calamità, e per avviare la ripresa del Piemonte, è indispensabile uno «straordinario impegno da parte di noi tutti». Forza, occorre. E resistenza. E' tempo, per tutti, di rimboccarsi le maniche.